A far saltare il coperchio è proprio un vigile urbano che, su Facebook, ha messo nero su bianco (e marrone sulle foto) quello che succede nel garage dove parcheggiano le auto di servizio.
Altro che autorimessa comunale. Qui s’è fatto il safari urbano.
Solo che invece dei leoni ci sono i piccioni.
E invece della savana, le auto della Municipale parcheggiate sotto una pioggia… diciamo così… biologica.
Le foto parlano da sole: vetri imbiancati manco fosse nevicato, portiere decorate a spruzzo e parabrezza presi di mira da quello che ormai pare un attacco aereo organizzato.
Una famiglia numerosa di piccioni ha eletto domicilio fisso nel garage di un ente pubblico. Non paga affitto né condominio. In compenso lascia ricordini a quintali.
C’è chi, con amara ironia, parla di “guerra batteriologica”.
Perché tra guano sui mezzi e pavimenti ridotti a campo minato, la convivenza forzata va avanti – raccontano – da anni.
Anni.
Non giorni, non settimane.
Anni di ali che svolazzano e di auto da lavare prima ancora di accendere il motore.
Attacco dal sottosuolo
Come se non bastasse il bombardamento dall’alto, arriva pure l’offensiva dal basso.
Le immagini mostrano acqua sporca che risale dal sottosuolo e si allarga sul pavimento come una marea marroncina poco rassicurante.
Un mix micidiale: sopra si scacazza, sotto si allaga.
Mancava solo il vento contrario.
Gli addetti ai lavori, messi al corrente della situazione, l’avrebbero detta senza troppi giri di parole:
“Sono tanti anni che lavoriamo in mezzo alla m…”.
E la frase, pur tronca, rende perfettamente il clima.
Possibile che nessuno intervenga in maniera definitiva?
O si aspetta che la struttura faccia la fine di altri immobili cittadini lasciati andare, così che un eventuale trasferimento sembri quasi una scelta obbligata?
Intanto i piccioni nidificano sereni.
Vista auto di servizio, zero disturbo, buffet sempre aperto.
Qui non serve il cartello “area videosorvegliata”.
Basterebbe uno con scritto: “Attenzione: caduta materiali dall’alto”.
E la cosa che fa più rumore non è il battito d’ali né l’acqua che risale dal pavimento.
È che a raccontarlo non è stato un passante qualunque, ma uno che lì ci lavora.
Una denuncia che arriva da dentro casa, sotto lo stesso tetto – bucato – dove si parcheggiano le auto di servizio.
Quando a sollevare il tappeto è chi ogni giorno ci cammina sopra, forse il problema non è più un “episodio”.
È una situazione che chiede risposte.
E in fretta.
E il pensiero corre inevitabilmente a via Fabio Filzi, dove il cantiere della nuova caserma della Municipale – che doveva essere il fiore all’occhiello – è diventato il simbolo del degrado in centro città.
Scavi trasformati in laghi.
Acqua stagnante fino all’orlo.
Ratti avvistati a più riprese.
Residenti costretti a presentare esposti a Comune e Asl.
Là si aspetta che l’acqua defluisca.
Qui si aspetta che qualcuno pulisca.
In mezzo, una città che osserva e si domanda come sia possibile che proprio le strutture legate alla sicurezza finiscano per raccontare una storia di abbandono.
Perché se la nuova caserma somiglia a una palude e il garage sembra una voliera, il problema non sono più solo i piccioni o l’acqua.
Il problema è che il degrado, piano piano, rischia di diventare la normalità.

