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L’italiano medio non ragiona, si incide: 48% tatuati, il resto è in fila

Quasi metà degli italiani tatuati, linfonodi pieni d’inchiostro, sanità che frena mentre il cervello resta opzionale

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L’italiano medio non ragiona, si incide: 48% tatuati, il resto è in fila

Quasi metà degli italiani tatuati, linfonodi pieni d’inchiostro, sanità che frena mentre il cervello resta opzionale

L’italiano medio non pensa, agisce. E quando agisce, si tatua.
Secondo studi, controstudi e gente che “lo sapeva già”, il 48% degli italiani ha almeno un tatuaggio. Praticamente più che la carta d’identità. Battuti svedesi e americani, che però almeno lo fanno senza dire “è arte” mentre si incidono una carpa koi sulla spalla.

Siamo un popolo in cerca d’identità? Sì.
E invece di leggere un libro ce la scriviamo addosso, come i Maori, ma con meno spiritualità e più errori d’inglese.

Se poi guardi allo sport professionistico, apriti cielo:
basket, calcio, rugby, nuoto… tutti tatuati come banchi di scuola alle medie. L’atleta moderno senza tatuaggi è guardato con sospetto: “Ma questo corre o studia?”
Solo alle Olimpiadi invernali sono salvi: lì sono coperti come involtini primavera.

Ma attenzione: entra in campo la sanità pubblica, fischietto in bocca e decreto sotto braccio.
I tatuaggi vengono ufficialmente considerati trattamenti estetici invasivi. Tradotto: non più “me lo fa l’amico di mio cugino in garage”, ma regole, consenso informato e spiegazione dei rischi.

Melanoma?
No, nessuna prova che il tatuaggio lo causi. Però può coprire un neo sospetto, tipo tappeto persiano sopra il ladro: sotto cresce, cambia, evolve… e tu niente, perché c’è scritto “Only God Can Judge Me”.

E poi la parte inquietante:
l’inchiostro non resta lì buono buono, ma viaggia. Migra nei linfonodi come un turista tedesco che sbaglia albergo.
I macrofagi – i netturbini del corpo – lo raccolgono, ma invece di buttarlo via se lo tengono, creando infiammazione cronica e un sistema immunitario un po’ rincoglionito.

Uno studio recente (topi, non zii complottisti) suggerisce che tutto ciò potrebbe persino indebolire la risposta ai vaccini.
Suggerisce, eh. Non dimostra. Quindi calma, niente titoli tipo “Il tattoo uccide il vaccino”. Però un pensierino fatevelo, tra un tribale e un mandala.

Il vero inferno arriva quando lo vuoi togliere.
Il laser frantuma i pigmenti come una piñata piena di roba tossica. Micro-particelle che finiscono dritte nei linfonodi, moltiplicando il casino.
Più colori, più sedute, più spese, più bestemmie.

E dentro l’inchiostro cosa c’è?
Boh. A volte lo sai, a volte è una mystery box chimica. Un po’ come mangiare da un food truck sospetto alle tre di notte: magari va bene, magari no.

I rischi veri e documentati:
infezioni, allergie, dermatiti, metalli che danno fastidio, pruriti cosmici.
Se hai pelle delicata, mille nei o allergie strane, tatuarti è come giocare a nascondino col dermatologo bendato.

Morale della favola:
– parlane con un dermatologo, non col barbiere
– informati sugli ingredienti
– ricordati che il laser è il vaso di Pandora, non una gomma da cancellare

E soprattutto:
prima di tatuarti una frase profonda, prova a pensarla.
Se resiste più di una settimana… forse merita l’inchiostro.

Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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