Abbiamo ricevuto un messaggio firmato da Massimo Pacifici nel quale si richiama l’attenzione sull’ennesimo incidente avvenuto lungo la SR 71 (questa mattina).
Nel testo, l’autore evidenzia le criticità strutturali e di sicurezza di un’arteria ormai inadeguata ai volumi di traffico attuali, sollecitando istituzioni locali e regionali a intervenire con un progetto risolutivo, individuato nella realizzazione di una variante che bypassi i centri abitati e garantisca maggiore sicurezza e qualità della vita ai residenti.
Sulla SR 71 ormai non si guida più: si spera. Si parte la mattina con una sola domanda in testa: “Oggi a chi tocca?” Perché se non è un pedone steso sull’asfalto, è una lamiera spiegazzata, un tamponamento creativo o la solita coda chilometrica degna della processione del Venerdì Santo.
È una strada che ha fatto la storia, sì, ma quella vecchia, quando si passava col barroccio e ci si fermava a dare il fieno ai buoi. Peccato che oggi sopra ci scorrano camion, pendolari, regionali, furbetti del volante e santi protettori invocati a ogni incrocio. I paesi sono diventati cittadine, il traffico è esploso, ma la SR 71 è rimasta lì, stretta, storta e cattiva come una strada che non ne può più.
Tutti lo sanno. Comune, Provincia, Regione: lo sanno, lo dicono, lo ripetono. Poi però fanno come la pioggia d’agosto: promettono e non bagnano. Il progetto? Doveva esserci ieri. Oggi? Se ne riparla domani. Intanto gli incidenti fanno più presenze delle buche.
La soluzione secondo Massimo Pacifici c’è ed è pure banale: una variante che scansi i paesi, ci infili dentro camion e traffico pesante e lasci la vecchia SR 71 a chi deve vivere, lavorare e attraversare casa propria senza rischiare la pelle. Ma no, troppo facile. Meglio continuare così, a colpi di sirene e lampeggianti.
E allora godiamoci lo spettacolo: ogni giorno una puntata nuova, traffico fermo, gente che scende dall’auto, WhatsApp che esplode e la domanda rituale: “Che è successo stavolta?”
La SR 71 non è più una strada: è una scommessa quotidiana, e purtroppo a perdere sono sempre gli stessi.

