A Palazzo Cavallo dev’esserci aria di carnevale anticipato, perché il nuovo bando per il comandante della Polizia Municipale sembra scritto più per far ridere (amaro) che per trovare la persona giusta. O almeno così la vede il consigliere comunale Michele Menchetti, che invita l’amministrazione a fare una cosa semplice semplice: ritirare tutto e fingere di niente. In autotutela, s’intende. Che fa più elegante.
Giovedì 5 febbraio, ad Arezzo Fiere e Congressi, va in scena la preselezione del concorso per il nuovo comandante. Tempismo perfetto: elezioni comunali alle porte e un bando che arriva come un elefante in una cristalleria. Secondo Menchetti, non una svista ma un gesto di pura arroganza politica, marchio di fabbrica dell’amministrazione targata Alessandro Ghinelli.
Il problema? Il bando è talmente generico che, a volerla dire tutta, potrebbe diventare comandante pure uno che fino a ieri timbrava i cartellini all’anagrafe. Basta essere dirigente o funzionario, esperienza specifica opzionale, come il parmigiano sulla pasta. Peccato che il regolamento della Polizia Locale di Arezzo dica chiaro e tondo che il comandante dev’essere “persona di comprovata esperienza”. Non “forse”, non “se capita”: comprovata.
Menchetti non è nuovo a queste profezie sgradite. Nel 2022 aveva detto che il bando delle case popolari era incostituzionale. Lo presero in giro. Poi è arrivata la Corte Costituzionale, sentenza fresca fresca del 2026, e ha detto: aveva ragione lui. E oggi, giustamente, la domanda è una sola: chi ride adesso? Spoiler: non i cittadini aretini.
Come se non bastasse, il Ministero dell’Interno, guidato da Matteo Piantedosi, ha pure scritto nero su bianco che il comandante deve provenire dai ranghi della polizia locale, perché certe funzioni non si improvvisano come una sagra. Curioso però che ad Arezzo, città politicamente allineata col governo centrale, si decida di fare di testa propria. Chissà che faccia farà il ministro quando glielo raccontano.
E poi c’è il precedente: stesso bando, stessa amministrazione, anno 2020. Ritirato con 40 candidati. Oggi i candidati sono oltre cento. Cento potenziali ricorsi, cento possibili grane, cento modi diversi per finire davanti a un giudice o alla Corte dei Conti. E a pagare, come sempre, chi sarà? Indizio: non chi ha firmato il bando.
La domanda finale è da bar sport, ma legittima: il comandante deve essere un dirigente o va bene anche un funzionario? Perché o è zuppa o è pan bagnato. E se non lo si capisce nemmeno a Palazzo, forse è meglio fermarsi, fare un bel passo indietro e ritirare tutto.
Consiglio spassionato al sindaco: ritiri il bando, lo faccia ora, lo faccia in silenzio. Che perseverare è diabolico, ma inciampare due volte nello stesso concorso… è proprio roba da Ortica.






