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Versione ortichese: Secondo l’assessore Lucherini e la vicesindaco Tanti, Arezzo sarebbe stata “rivoluzionata”. Rifiorita. Rinata. Praticamente una via di mezzo fra Amsterdam e il Giardino dell’Eden. Evidentemente pensano che gli aretini siano distratti, miopi o direttamente in ferie da dieci anni.
Inoltre che avrebbero “rivoluzionato Arezzo”. Ecco, probabilmente parlano di un’altra Arezzo, perché quella vera – quella dove vivono gli aretini veri – è più che rivoluzionata… è sconnessa, allagata e dimenticata.
Basta due gocce d’acqua che i tombini rigurgitano peggio di una fontana di piazza, le strade diventano fiumi e chi c’ha il fondo a piano terra fa il bagno senza averlo chiesto. Ma tranquilli: secondo loro va tutto benone. Sarà che guardano la città dal terrazzo giusto.
Son dieci anni che il centrodestra governa Arezzo. Dieci. E in questi dieci anni Tanti e Lucherini mica erano in gita: uno vicesindaco e l’altro assessore. Quindi sanno benissimo che ci sono quartieri e frazioni lasciati come un campo dopo la grandinata: marciapiedi rotti, dissestati, impraticabili. Se sei in carrozzina o con un passeggino, o fai il funambolo o cambi strada… sempre che tu possa.
Nelle frazioni, poi, spesso ci pensano i cittadini: tagliano l’erba, puliscono le fossette, sistemano quello che il Comune si scorda. Altro che città rifiorita: qui si campa di autogestione forzata.
Dopo dieci anni, ora si svegliano parlando di Palazzo ENEL e dell’ex clinica Poggio del Sole. Ma nel frattempo fanno spuntare le due torri, roba da Paperon de’ Paperoni, togliendo verde e spazio a tutti gli altri. I bambini? A giocare dove, sul marciapiede rotto? Le famiglie? All’ombra del cemento, con quaranta gradi all’ombra… quando c’è.
E ora scoprono anche San Clemente, come se fosse stato nascosto fino a ieri. Strade strette, pericolose, macchine parcheggiate ovunque perché il parcheggio pubblico non esiste, nonostante un’area recintata che potrebbe essere usata e invece resta lì, con l’erba alta e gli arbusti che ti fanno camminare in mezzo alla strada, a rischio d’esser stirati. Ma niente: ci son voluti dieci anni per capirlo.
Nel frattempo Arezzo s’è impoverita, il lavoro è diminuito e tanti giovani aretini hanno hanno fatto le valigie, direzione estero, perché qui di futuro se ne vede poco. Dieci anni buttati dietro alla favola del “terzo luogo”, mentre la città perdeva pezzi, persone e speranze.
Arezzo avrebbe bisogno di equilibrio urbanistico, sviluppo sociale, verde vero e curato, forestazione urbana per difendersi dal caldo e dai cambiamenti climatici. Invece l’amministrazione Ghinelli preferisce costruire torri e tagliare alberi.
Dopo dieci anni di governo scoprono oggi che servono più servizi nelle periferie e nelle frazioni. Peccato che gli aretini non siano tonti né smemorati. Si ricordano chi governava ieri. E sanno benissimo chi li ha lasciati a mollo… anche stavolta.









