Arezzo è arrivata al capolinea: o si gira pagina o si continua a fare finta di nulla. Dopo undici anni di governo targato Ghinelli/Tanti – roba che manco il brodo riscaldato tre volte – la città è davanti a un bivio bello grosso: o si mette insieme il cervello collettivo o si va dritti nel fosso, col sorriso ebete.
Per questo Alessandro Caneschi e Donato Caporali lanciano l’appellone: “Oh,citti, basta dividersi come le figurine doppie!”. Dopo un primo incontro – che pare sia andato persino bene, miracolo – tra la coalizione civico-progressista e le liste legate a Marco Donati, l’invito è chiaro: allarghiamo l’alleanza e facciamola finita con ‘sti giochini da cortile.
Dalla città arriva un messaggio più chiaro d’un cartello stradale: unità, unità e ancora unità. La gente è stufa delle beghe interne, vuole idee, contenuti e soprattutto qualcuno che governi Arezzo senza farle prendere freddo. Qui non si tratta di perdere l’identità, ma di smettere di fare i solisti col triangolo mentre la banda affonda.
Il modello? Quello del “campo largo”, che a giro per l’Italia ha già fatto vedere che quando si smette di fare i permalosi qualcosa si combina. Se funziona a Genova, Perugia, Foggia e in Umbria, magari – ma guarda un po’ – può funzionare anche sotto il Vasari.
Ora serve coraggio, responsabilità e magari anche un po’ di sale in zucca: mettersi a tavolino, scegliere insieme il candidato o la candidata e darsi due regole chiare, ché senza regole si finisce a schiaffi prima ancora di cominciare.
Il messaggio finale è semplice semplice, come una fettunta: caro Donati, care liste civiche, facciamo i seri. Arezzo non ne può più di promesse al vento e amministrazioni a tirare a campare. O si costruisce insieme un’alternativa vera alla destra, o si continua a regalare la città a chi l’ha già strapazzata abbastanza.
Tradotto dal politichese all’ortichese: o si fa squadra ora, o si resta tutti a guardare. E Arezzo, di stare ferma, un c’ha più voglia.






