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Fondazione Guido d’Arezzo: direttore levato di torno, baracca sempre in piedi
(e al freddo)

Tra dimissioni, verbali spariti e teatri al gelo, la cultura aretina va in scena a porte aperte

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Fondazione Guido d’Arezzo: direttore levato di torno, baracca sempre in piedi
(e al freddo)

Tra dimissioni, verbali spariti e teatri al gelo, la cultura aretina va in scena a porte aperte

Alla Fondazione Guido d’Arezzo è cascato un altro pezzo. Il direttore Lorenzo Cinatti s’è dimesso, e a Palazzo c’è chi fa finta di nulla, come se fosse partito l’idraulico e non saltato tutto l’impianto. Ma per Arezzo 2020 e AVS – Alleanza Verdi Sinistra qui non è un cambio di figurine: è proprio il banco che s’è ribaltato.

Secondo la sinistra aretina, la Fondazione sarebbe diventata da tempo una specie di dependance politica del sindaco Alessandro Ghinelli, presidente pure dell’ente, con la direzione tecnica ridotta a fare da telecomando. Altro che autonomia culturale: qui si pigia “play” da Palazzo Cavallo.

E siccome alle barzellette non c’è mai fine, quando il consigliere Francesco Romizi ha chiesto di vedere i verbali del CdA, glieli hanno consegnati con la calma di chi aspetta il Giubileo: sette mesi d’attesa, manco fossero pergamene medievali. E quelli recenti? Ancora dispersi, forse rapiti dagli alieni.

Trasparenza? Poca. Le relazioni dei revisori dal 2021 al 2024 non si trovavano nemmeno col lanternino, finite online solo dopo un’interrogazione. Una gestione “disinvolta”, dicono loro, dove i soldi girano più per amicizie che per meriti artistici.

Intanto il 2026 bussa alla porta e la Fondazione è senza direttore, ma con decisioni già apparecchiate prima delle elezioni. Come il rinnovo fino al 2027 del direttore artistico Giovanni Zanon, fatto di corsa, tanto per non restare scoperti.

Capitolo gelo polare: al Teatro Tenda va in scena “Maledetti Amici Miei” e il riscaldamento resta in ferie. Pubblico infreddolito, nessuna assistenza e Alessandro Haber costretto a recitare col plaid addosso. Una scena che manco Fantozzi d’inverno.

Conclusione? Per Arezzo 2020 e AVS non basta cambiare il direttore: qui va rifatto tutto l’arredo. Perché Arezzo — dicono — la cultura dovrebbe scaldare gli animi, non far battere i denti. E magari, ogni tanto, rispettare pure le regole.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.

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