Oltre alla celebre Madonna del Conforto — simbolo dell’insurrezione del 1799 al grido di “Viva Maria!” contro l’occupazione francese, partita da Arezzo e diffusasi fino a Roma e alla Romagna — la città custodisce numerose altre immagini sacre. Passeggiando per le sue strade, possiamo incontrarne una all’angolo di Borgunto, un’altra poco prima di entrare in Piazza, e ancora tra via Cavour e via del Saracino.
Di due di queste, situate nella prima periferia, vale la pena raccontare.
La prima si trova lungo il percorso che da San Leo porta al molino del Romboli. Secondo la tradizione, fu eretta grazie all’intercessione e al contributo di un’ex prostituta, desiderosa di ottenere perdono per la sua vita passata. Viene spontaneo chiedersi — con un sorriso — quante Madonne avremmo trovato in ogni strada, se ogni donna della stessa professione avesse fatto lo stesso voto.
La seconda è la cosiddetta Madonna dei Legni, collocata all’angolo tra via Redi e la strada che conduce ai Cappuccini. Il nome deriva dall’usanza, un tempo diffusa, di lasciare fascine di legna ai piedi dell’immagine per riscaldare i frati cappuccini, facilmente riconoscibili dal caratteristico cappuccio a punta.



La domanda da farsi invece era quante madonne avremmo trovato per strada se si fossero pentiti i puttanieri.
Per chi ci crede ma anche per chi no, sono comunque opere d’arte, alcune di pregiata fattezza altre decisamente meno. Sarebbe simpatico (ne utile ne bello) se qualcuno avesse voglia di catalogarle 1 foto e una localizzazione gps. Poi se qualche nerd invece di stare passivamente sul web avesse voglia di caricarle con un app potremmo trovarcele censite e catalogate anche in vari ordini dalla piu antica alla piu recente, dalla piu preciata a quella meno, dalla piu grande a quella piu piccola ecc titolo: “tutte le madonne degli Aretini”