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Il tempo della pannuccia: memorie di mani laboriose, grembiuli vissuti e uova barattate

Il gossip di Cesare Fracassi
Un grembiule, un cestino di uova e mani che raccontano la dignità di una vita semplice e operosa

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Il tempo della pannuccia: memorie di mani laboriose, grembiuli vissuti e uova barattate

Il gossip di Cesare Fracassi
Un grembiule, un cestino di uova e mani che raccontano la dignità di una vita semplice e operosa

Ricordo i suoi capelli lunghi raccolti in una crocchia, e il rituale serale davanti alla sua antica toilette di legno scuro. Due piccoli cassetti laterali con pomello, uno più grande al centro, e lo specchio inclinabile sorretto da perni a snodo: era il suo angolo, il suo riflesso fedele prima della notte.

Non era alta, ma aveva una presenza che riempiva la stanza. Il viso minuto e chiaro, solcato da leggere rughe sulla fronte, custodiva occhi piccoli di un azzurro profondo, dove convivevano stanchezza e vitalità. In quello sguardo c’era tutta la fatica del lavoro, la gioia per la vita semplice, e la voglia instancabile di giocare con noi nipoti: quattro dalla figlia di Terontola, tre dalla seconda, e poi io e mio fratello dalla terza. Il più piccolo ancora doveva nascere, ma in qualche modo, era già nei suoi occhi.

Vestiva sempre abiti scuri o grigi, sobri ma curati, da cui spuntava il candore impeccabile dei colletti ricamati delle sue camicie bianche. E sopra, indossava la sua pannuccia scura, rigata da sottilissime linee chiare. Quando si avvicinava ai fornelli, quella pannuccia lasciava il posto a un grembiule bianco di lino spesso, appeso al chiodo accanto all’acquaio in pietra.

La pannuccia non era solo un grembiule: era il suo strumento di lavoro.
Vi avvolgeva il “billo trombatore”, attrezzo che portava con sé nelle case vicine in campagna, per piccoli lavoretti, favori e servizi di antica memoria. Tornava sempre con qualcosa: coppie d’uova di gallina, di faraona, a volte di nana. Mai di coniglia, anche se — lo dico sorridendo — la coniglia fritta o alla cacciatora era e resta uno dei miei piatti preferiti.

Tutto questo era il tempo della pannuccia: un tempo fatto di piccoli gesti, di scambi semplici ma carichi di dignità, di mani che sapevano creare valore anche da un grembiule e da una manciata d’uova.

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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