LA STRADA DELLA VITA
Ho guidato in tutti i continenti, tranne quello australe. Chi viaggia con me deve adattarsi al mio spirito d’avventura, come accadde in un viaggio già raccontato a Recanati e ritorno, senza navigatore. Se qualcuno prova a impostarmi l’Apple Maps, scelgo volutamente di non seguirla.
Ora potrei parlarvi dell’evoluzione della forchetta nella storia antica… ma tornando alla mia ricerca dell’incognito in ogni itinerario, mi guida un principio fondamentale: tutte le strade portano a un luogo, anche se non sempre è il luogo in cui desidero andare. Tuttavia, possiedo un senso di orientamento eccezionale. [read more]
Ho percorso strade in Messico, attraversando fiumi, incontrando un enorme serpente e perfino vedendo un alce messicano che saltava sopra la mia auto. Una volta, mi sono insabbiato alla Baia della Morte e ho dovuto recuperare una corda da un bidone pieno di piattole per poter trainare l’auto con un’altra vettura e tirarla fuori dalla sabbia… Le piste e le strade secondarie sono le mie preferite, anche senza neve.
In Bassa Scozia, sotto Edimburgo, mi sono ritrovato su una piccola strada, bloccato dietro un gregge di pecore, che ci ha rallentato di mezz’ora. Tuttavia, ci ha portati all’Abbazia di Melrose, splendida come la nostra San Galgano. Chi era con me, inizialmente arrabbiato per il tempo perso dietro al gregge, rimase stupito dalla bellezza di ciò che si scopre solo avventurandosi in strade sconosciute.
Potrei raccontare mille altri episodi: in Africa, alla ricerca di un medico-stregone nella giungla, o di discese fuori pista giù dal Gran La Motte… Una vera odissea, come le strade tra Recanati e Macerata al crepuscolo, in un viaggio al termine di una giornata difficile. Ho visto di tutto, perfino pitoni attraversarmi la strada in Thailandia.
Eppure, vi scrivo ancora da Arezzo… vuol dire che non mi sono mai perso, giusto?! [/read]
UNA 500, UNA PINZA, UN PAIO DI METRI DI FIL DI LEGA
La mia prima 500 mi fu regalata da mio fratello quando si sposò: AR 44981, una “bomba.” Con gomme da neve ricostruite d’inverno e un sedile estivo d’estate, di un colore poco invidiabile, “merda di gatto.”
Quella 500 ha scalato due volte il passo dello Stelvio d’estate, e chissà quante volte la Burraia e l’Amiata. Il sabato, puntualmente a Rimini e Riccione, e su da Viamaggio non avevo avversari fino a Pennabilli. Dopo il secondo motore e circa 250 mila chilometri, la carrozzeria ha iniziato a cedere; una volta mi ha “sputato” una candela a Firenze. Ho risolto avvolgendo l’alloggio della candela con nastro di rafia sintetica e usando un cappio di fil di lega, come si fa per le bottiglie di conserva. Ho continuato così per una settimana prima di portarla dal meccanico.
Una macchina sicura, che non tradiva mai. Con i giunti e i semiassi della 595 Abarth, era perfetta!


