Per un pugno di voti

Sfida all’ok Palazzo Cavallo

Girando per Arezzo, dopo la prima sbornia elettorale, avverti come una atmosfera felpata che prelude ai fuochi artificiali del ballottaggio.

Gli aretini si aggirano stranamente silenziosi, ti guardano un po’ con sospetto, vogliono capire da che parte stai.

Passeggiando per Corso Italia sembra di sentire la musica di “Per un pugno di dollari” colonna sonora di un duello all’ultimo voto.
Le sedi elettorali provvisorie sono malinconicamente deserte.
Solo quella del Ghinelli sembra più affollata perché c’è il suo cartonato.

Intanto i trombati cercano di giustificare il tracollo.
Un minuto di silenzio ai candidati che hanno preso zero preferenze, perché se è vero che non li ha votati nemmeno la mamma, hanno dimostrato serietà per non essersi votati da soli.

Gli altri che hanno superato lo zero per cento ora fanno i preziosi, un po’ come certe “gnocche” che se la tirano avendo troppi spasimanti.

I due contendenti al ballottaggio, Ralli e Ghinelli, alzano i toni dello scontro, il primo ricordando le ombre giudiziarie che pesano sul capo del sindaco in carica, il secondo affondando sulla sanità che, secondo lui, penalizza Arezzo.

Entrambi, però, cercano di blandire chi con il suo 9,24% potrebbe fare la differenza: Marco Donati, che tra poche ore terrà una conferenza stampa per esporre il suo orientamento (forse).

In una situazione normale non ci sarebbe storia ma in questa situazione politica, dove quello che conta è essere importanti, tutto è possibile.

Del resto anche nel film “Per un pugno di dollari” Joe, lo straniero (Clint Eastwood) dice:

“So che vi serve gente, beh io sono disponibile, ma badate bene prima di accettare, costo caro…”

Certo, i commenti degli aretini che abbiamo sentito per la città sono alquanto variegati.

Da “m’importaunasegatantosontuttiuguali” a “questa città merita di meglio”.

Intanto molti concittadini stanno moccolando perché il traffico in città sembra impazzito, grazie all’ultimo regalo fatto dal segaiolo seriale, il famoso motosega, che ha programmato i lavori stradali a ridosso delle elezioni e all’apertura delle scuole.

La famosa politica del fuoco amico “bruciare tutti i pozzi” o meglio, tagliare tutti gli alberi cittadini che cadono le foglie per poi sparire.

Ora non ci resta che aspettare il duello del 4 e 5 ottobre perché, altra citazione dal film di Sergio Leone:
“Quando i padroni sono due, vuol dire che ce n’è uno di troppo”.

Buon ballottaggio.

By Luciano Petrai

 

 

 

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook . Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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