Un bell’esempio di gentilezza verso le donne

Arezzo 9 febbraio 1885

gentilissima signorina Rebecca,

sebbene Ella non se ne sia accorta, io la seguo da tempo e qualora nel suo cuore albergasse un sentimento che oserei sperare di simpatia verso di me, sappia che la mia più viva aspirazione è dimostrarle quanto io la ami e la desideri dal profondo del cuore, pur non ignorando quanto la sua signora madre per anacronistici motivi di differenza sociale, tutt’ora mi eviti e mi detesti e mi disprezzi.

Sappia comunque che io la amo e l’amerò inutilmente per tutta la mia vita.
Aspetto un suo cenno di consenso e nello spasimo spero che possa incontrarla da sola.

Suo…………….

Questa breve lettera senza firma è stata ritrovata soltanto ieri, ma è stata scritta 134 anni fa.
E’ presumibilmente redatta da un giovane uomo innamorato e gentile; istruito e per quanto arrabbiato con la madre dell’amata, incapace di qualsiasi forma di violenza, verbale e presumibilmente anche fisica.
Il nostro autore arriva a scrivere di essere disposto ad amare “inutilmente per tutta la vita”.
Chissà se la lettera è mai stata spedita, se quella ritrovata è solo una brutta copia scritta in previsione della versione definitiva.

Nel giorno dedicato al contrasto alla violenza sulle donne, di fatto questa lettera sembra una lezione dedicata agli uomini che non sopportano di essere rifiutati.

 

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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