Se Radio Radicale chiude anche ad Arezzo l’informazione sara ’piu’ povera

C’è un crimine dell’informazione che sta passando nell’indifferenza generale, anche nella politica di questa città: la chiusura di Radio Radicale.
Eppure dovrebbe essere nell’interesse di tutti gli schieramenti, visto che Radio Radicale trasmette dal 1975 tutti i congressi di partito, i convegni, i processi e tutto quello che è utile per “conoscere per deliberare”.
E lo fa senza pubblicità nello spirito di servizio pubblico.

Chi segue l’informazione non può fare a meno di ascoltare la rassegna stampa del mattino di Massimo Bordin, oramai uno di famiglia, con quel suo tossire, quella bonaria vena umoristica che fa capire subito il senso di un articolo.
O David Carretta, corrispondente da Bruxelles per radio Radicale che da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale  Così come le decine di altre rubriche che nessuna emittente propone e che servono a farsi una idea non mediata di quello che succede nel mondo.

Radio Radicale dispone, inoltre, di un archivio dove sono custoditi integralmente quaranta anni di storia politica, giudiziaria e istituzionale di questo paese.
Interrompere questa memoria sarebbe un disastro.

Con il maxiemendamento alla manovra finanziaria la convenzione a radio radicale è dimezzata del 50%, e salvo ripensamenti, resterebbe impossibile mantenere la programmazione che ora può arrivare fino a giugno.

Il brutto è che non esiste nessun altro servizio pubblico valido che possa sostituirlo perdendo quindi una voce fondamentale dell’informazione.

Ci dice Massimo Lenzi, aretino, storico militante del partito radicale ( l’ho conosciuto quando ancora ragazzino si presentò nella sede degli Amici della Terra che dirigevo e credendo fosse quella dei radicali  uscì stizzito alla ricerca spasmodica della sede giusta per fare la sua iscrizione) ora presidente dell’associazione Progetto Firenze, città dove vive:

Salvare Radio Radicale non vuol dire solo proteggere la redazione di una piccola azienda né salvare la professionalità democratica di un gruppo di eccellenti giornalisti.
Il significato è più ampio e di valore per tutti: sono in gioco i principi dello Stato di Diritto e del diritto alla conoscenza.

Rincara la dose il consigliere comunale di Arezzo, radical-forzista Angelo Rossi:

Che siano prove tecniche di regime?
Che cosa è se non negare il diritto alla conoscenza e raccontare un’unica verità?
Tant’è che nessun governo di qualunque forma e colore aveva mai osato disconoscere questo enorme valore, riconoscendone la funzione di vero (talvolta unico) servizio pubblico per la politica e l’informazione, almeno fino ad oggi.

Poi aggiunge: Ci sarebbe un altro commento possibile a quello che vogliono fare e cioè che questi che vogliono chiudere Radio Radicale sono grandissimi figli di… ma questo non lo scrivere.

Tranquillo Angelo non lo scrivo.

 

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Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook ( che usa soprattutto per cuccare). Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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