Aretini immaturi, futuro incerto…

Da più parti si accusano gli aretini di essere poco colti, di non conoscere le lingue straniere come sarebbe utile per una città che voglia essere anche turistica, di non sapere l’abc della propria storia, di non produrre, pur con alcune sparute eccezioni, vita culturale di alto livello.

Lascia così perplessi la notizia che dalle nostre parti la dispersione scolastica prima del diploma di scuola superiore è praticamente doppia rispetto a quella delle altre province toscane.

Il 22% dei nostri studenti non arriva alla maturità.

Con simili dati è difficile immaginare un futuro migliore per Arezzo. Come possiamo pensare di avere amministratori più preparati, associazioni culturali di livello, maggiore capacità di accogliere i turisti se non ci acculturiamo?

Poveri noi; la scuola è senza dubbio alla base di una società civile e educa il cittadino di domani a essere più consapevole, anche nel momento in cui esercita il diritto di voto o mette in pratica l’educazione civica appresa.
Occorre un rilancio, urgentemente.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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