Ubi Banca vola in borsa: più nove per cento. E ce credo! Ha comprato BancaEtruria &C per un euro!

Ci sarebbe da ridere se non fosse l’ultima delle beffe per la vecchia Popolare degli aretini.

Da quasi un anno, tutto il mondo dell’informazione aretina teneva la città con il fiato sospeso: arriverà o no Ubi Banca a comprare BancaEtruria?
Nessuno fiatava, che a fiatare ci fosse qualcuno dei politici o di chi per anni ha attinto dalle casse dove versavano i loro risparmi gli aretini!
Tutti zitti in attesa dell’arrivo del cavallo bianco.
L’unico a parlare era il sindacato dei bancari, che pure lui era in ansia perché Ubi Banca tardava ad arrivare e a salvare l’occupazione.

Alla fine Ubi Banca è arrivata: tappeti rossi per la banca di Bergamo, città dove abita gente notoriamente spendacciona quanto e anche più di quella che abita a Genova.
Tappeti rossi sì, ma non in via Calamandrei: nei conti in banca di chi ha le azioni di Ubi Banca.

Quelli di BancaEtruria, 62mila in tutto, i tappeti non hanno potuto stenderli, anche perché loro di azioni non ne hanno più una da quando il decreto “salvabanche” di Renzi, Padoan e Bankitalia ha deciso che loro non erano più soci di niente e che di soci ce ne dovesse uno solo: Bankitalia.

In compenso ieri sembra che sia stata gran festa in due o tre case aretine, quelle dove abita la folla dei risparmiatori che hanno in conto le azioni di Ubi Banca: e bisogna ammettere che di ragioni per far festa ne avevano da vendere.
Almeno quante le azioni che potevano mettere all’incasso: quelle di Ubi Banca in un sol giorno schizzavano in sù del 9,2 per cento.

A capire perché, sarebbe stato un gioco da ragazze anche per le massaie di una volta: quando hanno saputo dal mondo dell’informazione dell’arrivo trionfale ad Arezzo di Ubi Banca che, dopo aver tenuto tutti col fiato sospeso, alla fine si era decisa, da generosa banca bergamasca, di fare il grande atto di beneficenza tanto atteso: altro che il cuore degli italiani per i terremotati!
Ubi Banca si fruga in tasca e pur di salvare BancaEtruria, Banca Marche, e Carichieti, si sacrifica insieme ai suoi investitori.
Con tante lacrime ma alla fine, visto che nessun altro il sacrifico lo voleva fare, è costretta da Bankitalia a rovinarsi per la causa aretina, marchigiana e teatina. E così ha dovuto spendere un euro.

Mica solo per BancaEtruria, per tutte tre le banche “salvate”. Per fortuna, perché se avesse dovuto spendere un euro solo per Arezzo, a Bergamo sai quanti avrebbero tirato via il conto in banca da Ubi Banca!
Le azioni no, perché quelle se ieri hanno guadagnato il 9,2 per cento, può anche essere che oggi e lunedì ci rifacciano.
Sì però – avverte Ubibanca in un sofferto comunicato – bisogna ancora aspettare una settimana per sapere se Bankitalia sarà contenta dell’operazione o magari pretenderà due euro invece che uno.
Ci sarebbe, insomma, da ridere, se non fosse che si compie quello che non sarà neppure l’ultimo atto di una tragedia.

C’è poco da ridere quando si legge nell’atto di dolore di Ubibanca, che deve sì spendere un euro, ma deve anche accollarsi il sacrificio della “Razionalizzazione della Forza lavoro”.
Per di più “con le modalità da concordarsi con le organizzazioni sindacali”.
Ci volevano i bergamaschi per nascondere che c’è dietro quella parola, razionalizzazione, per dire che bisogna mandare in vacanza un pò di gente che non deve più faticare sul lavoro.
In tutto, tra BancaEtruria, Banca Marche e Carichieti saranno in 900 a “Razionalizzare” le forze lavoro.

Ma come se non bastasse il sacrificio di un euro e la razionalizzazione del lavoro, Ubi Banca , di sacrifici, nella sua proposta che tra una settimana vedrà sacrificarsi anche Bankitalia, ne promette altri: “Ci saranno – promette in un comunicato –ulteriori razionalizzazioni come quella delle filiali da integrare sul sistema informativo di Ubi Banca, che prevede il completamento delle migrazioni entro un anno, anche grazie all’anticipazione a fine febbraio di tutte le migrazioni previste dal progetto Banca Unica di Ubi”.

Filiali che migrano come profughi di guerra.
Questa volta tutti in un Unico campo di accoglienza, a Bergamo.
Un po’ per volta, a cominciare da febbraio, tanto per non creare affollamenti pericolosi per la sicurezza.
Di Berghem sura e di Berghem suta. Per non fare differenze tra chi sta a Bergamo di sopra e a Bergamo di sotto.

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