HomeCultura e memoriaRigutino intitola il Centro Civico a Franco Villoresi, protagonista dell’arte del Novecento

Rigutino intitola il Centro Civico a Franco Villoresi, protagonista dell’arte del Novecento

Cerimonia il 25 marzo con famiglia, studiosi e testimonianze per ricordare il pittore che scelse Rigutino come luogo di vita e di arte

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Rigutino intitola il Centro Civico a Franco Villoresi, protagonista dell’arte del Novecento

Cerimonia il 25 marzo con famiglia, studiosi e testimonianze per ricordare il pittore che scelse Rigutino come luogo di vita e di arte

Mercoledì 25 marzo 2026, alle ore 17, il Centro Civico di Rigutino, in località Rigutino Ovest 102, sarà ufficialmente intitolato a Franco Villoresi, artista profondamente legato alla frazione aretina, dove visse gli ultimi anni della sua vita e morì nel 1975.

La cerimonia si aprirà con i saluti istituzionali e la partecipazione della famiglia Villoresi, per poi proseguire con un incontro culturale dedicato alla figura e all’opera del pittore. In programma interventi, testimonianze e la proiezione di una pellicola storica che ripercorrerà il valore artistico di uno dei protagonisti dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.

Interverranno lo scrittore Tito Barbini, lo storico dell’arte Giuliano Centrodi, l’etruscologa Margherita Scarpellini e il professor Luca Quattrocchi. A moderare l’incontro sarà il giornalista culturale Marco Botti. La giornata si concluderà con un momento conviviale e un rinfresco offerto dalle associazioni locali.

Il profilo dell’artista

Franco Villoresi nacque nel 1920 a Città di Castello e trascorse l’infanzia e la formazione a Roma, dove frequentò il liceo classico. Dal 1939 lavorò come correttore di bozze e redattore per la rivista Prospettive, diretta da Curzio Malaparte.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu richiamato alle armi e, dopo l’armistizio del 1943, si unì alle formazioni partigiane. Terminato il conflitto, tornò a Roma, iniziando a esporre disegni e acquerelli realizzati durante l’esperienza resistenziale.

Nella capitale fondò la rivista Insurrezione e frequentò lo studio di Mario Mafai, che contribuì alla sua crescita artistica e alla definizione di un personale linguaggio espressivo, spesso definito come realismo lirico.

Gli anni Cinquanta segnarono la sua affermazione in Italia e all’estero. Tra i temi ricorrenti delle sue opere si distinguono le vedute urbane, le stazioni, le periferie industriali, accanto alla figura umana – rappresentata anche attraverso le celebri maschere – al paesaggio e alla natura morta.

Sul finire del decennio lasciò Roma per trasferirsi nella campagna toscana, a Rigutino, nel territorio di Arezzo, dove proseguì la propria ricerca artistica, contribuì alla crescita culturale locale e collaborò con l’Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale, all’interno del quale era stato attivato un atelier per i pazienti.

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