In redazione c’è arrivata una lettera firmata da 13 associazioni – tra cui la Federazione Nazionale Pro Natura, Green Impact e Io non ho paura del lupo – che chiedono una cosa semplice: quando si parla di lupo, si parli con dati alla mano.
Si parla del Canis lupus, e in particolare del nostro Canis lupus italicus, salvato dall’estinzione dopo mezzo secolo di protezione.
E ora? Nel 2025, con la modifica della Direttiva Habitat, il lupo è stato “declassato” a livello europeo: non più rigorosamente protetto ma specie potenzialmente cacciabile.
Attenzione però: gli Stati possono anche decidere di mantenerlo protetto.
Che dicono le associazioni?
Dicono che negli ultimi due anni il lupo è finito nel tritacarne mediatico: allarmismi, episodi isolati gonfiati, confusione tra realtà e favola.
E portano alcuni numeri:
- Le predazioni sugli ovini e caprini in Europa rappresentano lo 0,07% delle cause di mortalità.
- In Italia, tra il 2019 e il 2023, sono stati trovati 1.639 lupi morti.
- Dove la popolazione è stabile, come sulle Alpi occidentali, la crescita è minima (1,04).
Insomma: non un’invasione fuori controllo, ma una specie che si autoregola quando raggiunge l’equilibrio del territorio.
Sulla rivista Science è stata pubblicata una lettera di studiosi che contestano il declassamento, ritenendolo privo di solide basi scientifiche.
Ci sono anche ricorsi pendenti alla Corte di Giustizia UE.
Le associazioni ricordano poi il ruolo del lupo come regolatore naturale degli ecosistemi: tiene sotto controllo ungulati come i cinghiali e contribuisce all’equilibrio ambientale.
Questo non significa negare i problemi degli allevatori. I danni esistono e vanno affrontati.
Ma – sostengono – esistono anche fondi europei per prevenzione e sistemi di protezione (recinzioni, cani da guardiania) che spesso non vengono sfruttati abbastanza.
La richiesta alla stampa è una: informare in modo completo, senza trasformare un tema complesso in una guerra tra “animalisti emotivi” e “difensori del territorio”.
In sintesi, via
Il lupo non è una favola e non è nemmeno un tabù.
È un animale selvatico tornato dopo essere quasi sparito.
La politica discuterà se recepire o meno il declassamento in Italia.
Intanto il confronto resta acceso.
Ma una cosa è certa:
tra paura e ideologia, quello che serve davvero sono numeri chiari, gestione seria e meno baccano.
Perché i problemi si risolvono con la testa, non con gli urli.

