Le Olimpiadi che rimarranno nel cuore.
Sono stati spesi centinaia di milioni, tanti, forse moltissimi, ma non troppi se servono a valorizzare alcune delle più belle località delle nostre Alpi e gli impianti di Milano.
Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 si prepara a lasciare un segno profondo.
Cortina d’Ampezzo si veste di una delle piste più belle al mondo per bob, slittino e skeleton: la pista “Eugenio Monti”, dedicata al grande campione vincitore di dieci titoli mondiali e di numerose medaglie olimpiche.
Era il 1956. Andavo a vedere la televisione nel piccolo e primo bar Magi di via Crispi, dove oggi c’è un’agenzia di viaggi. Già da tre anni mi cimentavo nei prati della Burraia con le fatiche invernali: manovia, sci senza lamine e racchette di bambù. Ammiravo l’eleganza di Toni Sailer, tre medaglie d’oro nelle tre prove alpine, e le capacità di Eugenio Monti con il suo Alverà.
Ho gareggiato sull’Olimpica, pista non difficile ma ricca di dossi e contropendenze. E passando da Bormio ricordo quando, tornando alla mia cameretta in affitto, sciavo fuori pista scendendo dal Ciuk. Nelle giornate assolate mi fermavo a riposare senza nemmeno togliermi gli sci, assaporando la neve ormai non più vergine dei piccoli spiazzi. Presi il “tifo” nel 1969, ma almeno scendevo su quel pendio che sarebbe poi diventato la Pista Stelvio: magica, difficile, tecnica, una vera pista da discesa.
E che dire di Livigno, dove il Mottolino si è trasformato in uno stadio di acrobazie inimitabili per i più audaci?
Dei trampolini non posso parlare, perché non li ho mai visti, ma certamente, come lo stadio di Anterselva, saranno scuole e palestre per molti giovani atleti.
Ancora prima che si concludano le giornate olimpiche, questi eventi hanno già dato lustro all’Italia intera, senza tener conto dei “gufi” invidiosi.
Foto Eugenio Monti – Wikipedia

