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“Corpi estranei”: Arezzo Casa racconta le case popolari più insolite del territorio

Un viaggio tra edifici storici riconvertiti e una riflessione sul futuro dell’edilizia residenziale pubblica

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Un viaggio inedito tra architettura, storia e funzione sociale dell’abitare. Si intitola “Corpi estranei” il volume pubblicato da Arezzo Casa, dedicato ai casi più particolari di edilizia residenziale pubblica presenti tra la città di Arezzo e le vallate del territorio. Il libro sarà presentato lunedì 26 gennaio alle ore 18.00 al Teatro Vasariano in piazza del Praticino, in un incontro aperto alla cittadinanza che vuole essere anche occasione di confronto sul futuro del social housing.

L’opera propone un racconto per immagini e testi di edifici nati con funzioni completamente diverse – religiose, scolastiche o militari – e trasformati nel tempo in abitazioni popolari. Un patrimonio diffuso e poco conosciuto che comprende strutture difensive, torri medievali, scuole, chiese, abbazie e luoghi storici come le Terme di Montione, alle porte della città, la cui destinazione d’uso è stata radicalmente modificata nel corso dei decenni.

“Corpi estranei”, curato dal punto di vista editoriale da Marco Iavarone e Silvia Casi, è un volume prevalentemente fotografico. Alle immagini provenienti dall’archivio di Arezzo Casa si affiancano gli scatti originali di Valentina Gnassi, accompagnati da testi che raccontano la storia e l’attualità dei singoli edifici.

Alla base di queste trasformazioni vi era la scelta, in assenza di risorse per nuove costruzioni, di recuperare e tutelare beni storici attraverso l’edilizia residenziale pubblica. Un percorso che ha visto Arezzo Casa farsi carico nel tempo di restauri, conversioni, assegnazioni e manutenzioni.

«Il volume – spiega Lorenzo Roggi, presidente di Arezzo Casa – risponde a un duplice obiettivo: far conoscere alla cittadinanza e alle istituzioni il nostro patrimonio immobiliare meno noto e stimolare una riflessione sul futuro dell’edilizia residenziale pubblica. Non è più pensabile che una villa affrescata del ’500 o un’antica torre medievale siano utilizzate come case popolari. Serve una visione nuova, capace di coniugare dignità abitativa, sostenibilità economica e integrazione sociale, in linea con le più moderne concezioni europee di social housing».

La presentazione del libro si inserisce dunque come momento di approfondimento culturale, ma anche come spunto per ripensare i modelli dell’abitare pubblico, guardando a soluzioni più funzionali, efficienti e coerenti con i bisogni reali delle comunità.

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