Ferragosto, tempo di grigliate, gavettoni e… riunioni aziendali all’aperto.
Eh sì, perché lungo la strada che sale a Lignano passando da Gragnone qualcuno ha pensato bene di allestire un coworking a cielo aperto: due poltrone dirigenziali, cinque sedie da impiegato e un cuscino di velluto che grida disperatamente “portatemi via da qui”.
A guardarle, ti sembra di sentire i colleghi:
– “Scusate il ritardo, c’era traffico di caprioli”.
– “Accendiamo Teams o basta urlare?”
Solo che non è un picnic di Ferragosto: sono mesi che stanno lì, in mezzo ai rovi, a marcire sotto sole e pioggia.
E la grande novità? Una bella striscia rossa e bianca messa dai Carabinieri Forestali: praticamente un fiocco natalizio attorno all’immondizia.
Tradotto: la pattumiera è stata riconosciuta dallo Stato, ora aspettiamo che la burocrazia partorisca il permesso di passaggio per un camioncino.
Perché qui funziona così: per buttare la roba bastano 10 secondi e un idiota. Per raccoglierla servono sei mesi, tre timbri e quattro determine dirigenziali.
Intanto le sedie restano lì, come un monumento alla pigrizia italica.
Ci manca solo un cartello:
“Ufficio Paesaggio – Sportello Unico per il Degrado”.
E pensare che quella roba lì faceva schifo già in ufficio: il “maiale imprenditore” che l’ha scaricata non la voleva nemmeno più vedere davanti al monitor del Windows 98. Adesso invece fa bella mostra di sé nel verde aretino, a ricordarci che la spazzatura non sparisce con un clic su ‘cestino’, ma resta lì, finché qualcuno non si decide a lavorare davvero.
Proposta: invece che rimuoverle, perché non ufficializzarle come area coworking abusiva?
Almeno la prossima volta, durante le ferie, ci andiamo a fare la riunione anche noi.


