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Saione, parroco sbatte fuori cagnolino durante funerale: “unn’è bono a fasse el segno della croce”

Il Signore è il mio pastore, ma el cane 'n pol entra'!

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Fonte: Corriere di Arezzo, 8 luglio 2025, da un  articolo di Francesca Muzzi

SAIONE (AREZZO) – Scena da commedia (tragicomica) in quel di Saione, chiesa di San Francesco Stigmatizzato, durante un funerale. Una signora s’è presentata alla messa con un cagnolino al guinzaglio, ma il parroco, don Krzysztof – detto anche “Don Cartello”, visto il numero di divieti appesi alla porta – l’ha gentilmente ma fermamente invitata a togliersi di culo, cane compreso.

La messa s’è interrotta. La signora – racconta il Corriere di Arezzo – ha preso baracca e burattini (anzi, guinzaglio e bassotto) ed è uscita un po’ contrariata. Ma una certa Francesca, presente in chiesa e probabilmente già sulla soglia del giramento, ha deciso di chiamare i giornali per dire la sua:

“Ma che siamo? Medioevo? E che gli ha fatto il cane? Gli ha rubato l’ostia? Ma se poi alla benedizione degli animali li fanno entra’ tutti, pure i gatti col carattere di satana! Ma dai!”

Il parroco, raggiunto dal Corriere, ha dato la sua motivazione:

“C’è il cartello ‘NO CANI’. È bello grosso. E poi… i cani unn’hanno mica imparato a farsi il segno della Croce, mi pare, no?”

E uno si chiede: ma se è per quello, nemmeno un sacco di cristiani lo sanno fare bene! Quanti vanno a messa e fanno il segno della croce come se si grattassero una zanzara sul petto?

MA IL DIRITTO CANONICO CHE DICE?

Il Corriere di Arezzo approfondisce: il diritto canonico nun dice nulla su sto tema. Né sì, né no. In pratica: decide il prete, come a dire “la chiesa è casa mia e comando io”. Insomma, una specie di dogma a 4 zampe.

C’è da dire che in cattedrale i cani possono entra’ – cartello alla mano. Ma a Saione no, perché lì “gli animali hanno il loro giorno”, ribadisce il parroco, tipo i compleanni.

IL PUNTO È: MA CHE FASTIDIO DAVA?

La domanda resta nell’aria, un po’ come l’odore dell’incenso: che fastidio dava sto cagnolino? Se era zitto, legato e non pisciava sull’acqua santa… dov’era il problema? Forse il vero problema è che ormai più che la fede, nelle chiese, c’è la burocrazia.

E a sto punto, se il cane non può entrare perché “un sape’ fasse el segno della croce”…
fuori anche quelli che rispondono “e con il tuo spirito” mezzo minuto dopo, o che alla comunione fanno la ola.

P.S. Ci sentiamo tutti più cani che cristiani, e spesso meglio i primi. Almeno un cane nun rompe le palle e un po’ di amore lo porta.
Il parroco no. Lui porta i cartelli.

6 COMMENTS

  1. E se il sacerdote fosse stato allergico al pelo del cane o fosse stato a conoscenza dell allergia di qualche fedele? E se il cane stesse abbaiando continuamente? Ma al funerale di un vostro caro non vi darebbe fastidio un cane che abbaia in continuazione? Nelle moschee o nei Tempi ebraici non mi risulta siano ammessi gli animali. Stiamo degenerando verso il diritto assoluto di non aver divieti di non aver regole. Sono atea ma da garantista quale sono da sempre stavolta mi tocca difendere l operato del sacerdote.

    • Cara signora atea garantista, ma ‘un troppo,

      capisco tutto eh… l’allergia, l’abbaiata, l’Islam, il Talmud, e pure la questione dell’educazione canina alla liturgia. Ma via su, che si stava parlando d’un cagnolino silenzioso, al guinzaglio, più composto di certi cristiani che in chiesa ci vanno solo per sbirciare le borse delle vecchie e sbuffare sui bimbi che piangono!

      Se il prete era allergico… bastava dirlo:
      “Mi scusi, ho il naso che frizza, potrebbe uscire?”
      e non “i cani non sanno farsi il segno della croce”,
      che pare la sceneggiatura di Don Camillo contro Pluto!

      E poi ‘sta faccenda del “nelle moschee non ci vanno”…

      E CHE C’ENTRA?
      Siamo a Saione, signò mica alla Mecca! E pure lì, secondo me, se ci fosse entrato un cane per sbaglio, magari gli davano un pezzo di pane, non lo cacciavano in diretta col dito alzato manco fosse un invasore blasfemo.

      Il vero problema, cara la mia atea regolamentarista, è che ormai nelle chiese c’è più segnaletica che misericordia.
      Pare d’entrare all’INPS:
      NO CELLULARI
      NO CANI
      NO RESPIRO FORTE
      NO GIOIA

      Però nessun cartello su:
      “Vietato giudicare chi entra col cuore e non col dress code ecclesiastico”
      “Aprite le porte, ma pure le menti, se ce la fate”

      Insomma, rispetto per tutti, anche per i preti allergici.
      Ma se si caccia via più amore che pelo, forse è l’ora di starnutire meno e capire di più.

      ….un cristiano col cane e col cuore.

  2. Rispetto la sua opinione ma non la condivido. In chiesa si è altrove rispetto a casa propria pertanto che si rispettino le regole del padrone di casa che non è nessuna divinità ma il ministro del culto lì praticato. Mi dispiace notare come ogni parere difforme da quello di chi scrive l articolo sia prontamente ribatutto e messo sotto cattiva luce. Una moschea c entra tanto quanto una chiesa perché è un luogo di culto paragonabile ad una chiesa e ad un tempio ebraico. Chiedere cosa c entra una chiesa è veramente assurdo. Detto ciò la saluto cordialmente certa di non tornar mai più a sfogliare queste pagine.

    • “SIGNORA, UNN’È UNA MOSCHEA… È SAIONE!”
      Ultima risposta garbata (ma mica troppo) alla signora che ha fatto i bagagli morali

      Gentile signora (che ormai ha promesso l’addio come un personaggio di Beautiful),

      la ringraziamo per aver “rispettato l’opinione ma non condiviso”: classico modo elegante per dire “m’avete fatto girà i cinque minuti”.

      Ma senta una cosa… chi ha detto che una chiesa non è “altrove” rispetto a casa propria? Ci mancherebbe. Ma se si è altrove, e si tratta di un luogo sacro, allora uno si aspetta accoglienza, non un vigilante liturgico col patentino da portinaio.
      Sennò chiamamola “sala d’aspetto confessionale con divieti incorporati”, non chiesa.

      C’è differenza fra una moschea, un tempio e una chiesa di quartiere dove il prete attacca i cartelli col nastro da pacchi.
      Non c’è niente di male a citare altri luoghi di culto, ma se il discorso è:

      “Se là i cani non entrano, nemmeno qua”
      allora, ci mettiamo anche a regolamentare gli odori d’incenso, le panchine e i cuscini per inginocchiarsi?

      “Ogni parere difforme viene subito ribattuto e messo sotto cattiva luce”

      Eh signora mia… ha scritto un commento pubblico su una pagina pubblica sotto un articolo satirico, e s’è risentita perché le hanno risposto…
      Che si aspettava?
      Un’Ave Maria e un cero acceso in sua difesa?
      Noi s’è risposto col sorriso (e con le rime), senza insultare nessuno. Solo con il sacrosanto diritto di replica, lo stesso che lei ha esercitato due volte.

      Quindi signora, se davvero non sfoglierà più queste pagine,
      ci dispiace per lei ma… resisteremo.
      E se invece cambia idea, qui si trova posto anche per chi nun c’ha il cane, ma almeno c’ha l’autoironia.

      Cordiali saluti (senza cartello di divieto).

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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