al BAR – Skae Robe Skae…

Due tavolini a lato della porta a vetri che dà sul bar, quello è il territorio degli alticci stabili. Costituiscono una specie di compagnia teatrale che sputa (più o meno letteralmente) sentenze inneggiando alla fustigazione pubblica dei colpevoli. A sentir loro son tutti colpevoli, dal Presidente della Repubblica in giù, fino a Pellè.

Si siedono intorno ai tavolini esterni con le loro birre ormai tiepide in mano e fungono da simil-entreneuse del locale, salutando tutti come si fa con i vecchi amici. Ci passi in mezzo, magari per andare a farti un chinotto, e avverti l’aria pesante che sfiata dalle loro bocche di fuoco.

Due donne della compagnia hanno dei cani e se ti va bene entrando ti tocca una leccata e il tentativo di Lapo di trombarti un polpaccio.

E’ un filtro importante, quello della compagnia stabile, se non altro per far sì che il giro del bar non si allarghi troppo, perché tra l’altro i nuovi vengono visti con diffidenza. Lì si parla di calcio, politica o immigrazione, e ognuno dice la sua mentre lo schermo piazzato in alto, accanto all’ingresso, spara vecchi video canori degli anni settanta che ogni tanto qualcuno canticchia malamente: “Skae Robe Skae…” (che sarebbe “Fly Robin Fly”…)

Simpson bar

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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