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Benvenuti allo Scopetone Lounge: sali, sudi… e trovi il divano

Tra bosco e fatica compare un salotto abusivo con poesie da pennarello: arte o semplicemente voglia di farsi notare?

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Benvenuti allo Scopetone Lounge: sali, sudi… e trovi il divano

Tra bosco e fatica compare un salotto abusivo con poesie da pennarello: arte o semplicemente voglia di farsi notare?

Oh, qui si rasenta il genio. O la presa in giro, che a volte è la stessa cosa.

Salire allo Scopetone è roba seria: gambe che urlano, fiato corto, sudore che scende negli occhi. E quando finalmente arrivi in cima, ti aspetti il silenzio, il verde, magari una panchina discreta. Invece no: ti trovi un divano arancione da salotto anni ’60, piazzato lì come se qualcuno avesse sbagliato uscita dall’IKEA.

Un coso che pare urlare “guardami!” più forte delle tue cosce in acido lattico.

E non è finita, perché il divanetto parla. O meglio, qualcuno ci ha scritto sopra con l’aria di chi sta lasciando un testamento esistenziale:
“qui inchiodai la mia anima alla terra…” e via andare, tra ragioni trovate e altre perse, fino a una firma che sembra più un graffio che un nome.

Sull’altro lato si sale di livello:
“per ogni secondo buttato alle ortiche…”
— e già qui uno pensa: magari buttate anche ‘sto divano, no? —
poi germogli di vite, vite annaffiate con altre vite… un tripudio di metafore che neanche dopo tre birre al rifugio.

E sul retro, il colpo di grazia:
“Poveri in guadrini ma ricchi in termini di tolleranze alle droghe.”
Che è una frase che uno legge e si chiede: ma è filosofia o è un sabato sera finito male?

 

Ora, sia chiaro: magari l’intenzione era anche “artistica”. Il classico gesto ribelle, la poesia nel paesaggio, il punto di sosta alternativo per il ciclista stremato.
Ma qui più che un’installazione sembra un trasloco interrotto.

Perché il problema non è solo il divano. È tutto il pacchetto: il colore sparato, le scritte mezzo leggibili, il tono tra il profondo e il delirante. In un posto che di suo non ha bisogno di effetti speciali.

E allora la domanda resta:
è arte contemporanea o semplicemente qualcuno che ha deciso che il bosco era il posto giusto per fare il fenomeno?

Nel dubbio, i ciclisti si siedono lo stesso. Ma più che riposarsi, ridono. E forse è proprio questa l’unica cosa davvero riuscita.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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