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ISTAT: “il dialetto è morto, però prima ha lasciato un vocale in segreteria” 

Meno “'na cusina de giorno” in cucina, più italiano educato ovunque: i dialetti arretrano mentre sopravvivono solo nelle bestemmie e nei pranzi di famiglia.

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ISTAT: “il dialetto è morto, però prima ha lasciato un vocale in segreteria” 

Meno “'na cusina de giorno” in cucina, più italiano educato ovunque: i dialetti arretrano mentre sopravvivono solo nelle bestemmie e nei pranzi di famiglia.

Brutte notizie per l’ “Alò citti”, il “oh ‘n du’ se vai?” e il “dagnene secche”: secondo l’Istat il dialetto in famiglia è quasi estinto, come il panda, il dodo e l’educazione su WhatsApp. In quarant’anni s’è passati dal 32% al 9,6%. Tradotto: il dialetto ormai lo parlano solo i nonni, i bestemmioni al semaforo e uno a Rigutino che però non risponde più al telefono.

In compenso trionfa l’italiano, parlato dal 48,4% degli italiani in tutti i contesti relazionali. Gente che dice “buongiorno” anche al bar alle sei e ordina il caffè “per favore”, facendo piangere di vergogna i padri fondatori della maleducazione nazionale.

L’Istat segnala anche che sette italiani su dieci conoscono almeno una lingua straniera. Sì, certo: l’inglese di “the pen is on the table, bro”, il francese di “bonjur un cornetto” e lo spagnolo di “vamos a mangiare”. Livello massimo dichiarato: “sufficiente”, che vuol dire “capisco quando mi insultano”.

Il dialetto resiste solo in famiglia (finché la nonna è viva) e tra amici, ma sparisce con gli estranei: nessuno ha più il coraggio di dire “’na cusina de giorno” a uno sconosciuto, che poi magari risponde in milanese e viene fuori una rissa interregionale.

Secondo gli esperti, il declino del dialetto è dovuto alla scuola, alla televisione e soprattutto ai genitori che parlano ai figli come se stessero facendo un TED Talk. Risultato: bambini bilingue italiano–tablet, che al massimo dicono “nonno, abbassa il volume”.

L’uso esclusivo del dialetto è ormai confinato a una sparuta minoranza (2,3%), composta da pastori, zii al pranzo di Natale e un tizio che bestemmia in calabrese anche sotto anestesia.

Conclusione: il dialetto non è morto, è solo in coma farmacologico. Ma tranquilli: tornerà vivo e cattivo alla prima multa, al primo rigore sbagliato o quando cade il governo. Perché l’italiano unisce, ma il dialetto sfoga. E senza sfogo, un italiano scoppia.

Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.

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