Non è per fare polemica, ma per qualcuno la tempistica è tutto: a giorni dal decesso di Fabio Fioroni e solo dopo qualche “giornalata” a tema, arriva la nota ufficiale del sindaco Alessandro Ghinelli. Una nota che ribadisce come la sepoltura fosse già programmata, che gli uffici fossero in attesa del nullaosta e che, negli ultimi anni, il Comune avesse seguito Fabio nei suoi bisogni quotidiani.
Ghinelli coglie l’occasione per respingere l’idea di “solitudine”, ricordando il ruolo di Comune, assistenti sociali, Asl, Caritas e strutture di accoglienza. Un ringraziamento doveroso, ma forse tardivo, rivolto a chi ha seguito Fabio fino all’ultimo metro della sua vita.
Eppure, nei suoi ultimi scritti sui social, Fabio raccontava una realtà meno idilliaca: il 9 novembre 2020 denunciava di essere stato isolato in una stanza fatiscente destinata ai positivi Covid pur avendo 15 tamponi negativi, lamentava di non ricevere da giorni i medicinali necessari e chiedeva persino aiuto per riattivare la linea del cellulare.
Fabio non c’è più, ma le sue parole restano. E oggi, alla luce di questa tardiva dichiarazione, suonano come un promemoria scomodo su cosa significhi davvero “non essere soli”.
