“Da quando Franco Battiato se n’è andato,
secondo me,
manca qualcosa nell’aria.
Qualcosa che non riguarda solo la musica, ma la direzione.
Manca un maestro.
Uno di quelli veri, che non hanno bisogno di alzare la voce per farsi sentire.
Che camminano accanto all’anima e lasciano tracce, non impronte.
Mi manca il suo sguardo verticale.
La sua capacità di unire Oriente e Sicilia, elettronica e Vangelo, Gurdjieff e la metropolitana.
Sembrava conoscere la fatica dell’umano senza giudicarla.
Come se venisse da un altro tempo.
O da un altro pianeta.
Nei suoi testi c’erano il senso e il nonsenso, il sacro e il quotidiano, il divino e l’assurdo.
Pochi artisti sono riusciti a unire musica pop e ricerca spirituale con tanta eleganza,
senza mai perdere autenticità.
E ancora meno hanno avuto il coraggio di ritirarsi in silenzio,
lasciandoci parole che continuano a lavorare dentro di noi come semi.
La Cura è, per me, la sua canzone più alta.
Un inno dolcissimo e potente, che molti hanno letto come una dichiarazione d’amore.
Altri, come un dialogo profondo con il proprio Sé.
E forse, come solo i grandi sanno fare, lui ha saputo parlare a entrambi i livelli:
l’amore umano e l’amore spirituale, l’anima e il corpo, il visibile e l’invisibile.
“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie…”
Qualunque sia la chiave, io ogni volta che l’ascolto ho i brividi in tutto il corpo.
Ogni volta.
Come se lui fosse lì, accanto a me, a ricordarmi che non sono sola.
Ascoltare Battiato oggi è un atto necessario.
In un mondo che urla, la sua voce resta una preghiera laica.
Un invito a cercare il centro.
Non solo dentro di noi, ma nella nostra vita pubblica, nelle scelte,
nel modo di stare al mondo.
Non era un santone. Non era un guru.
Era un uomo che ha camminato cercando, e lo ha fatto con grazia.
Mi manca il suo modo di non appartenere.
Mi manca il suo rifiuto di essere incasellato.
Mi manca il suo candore lucido, la sua presenza discreta e potente.
Mi manca la sua libertà.
Abbiamo perso un maestro.
Ma un maestro, se è stato davvero tale, non muore mai.
Resta nelle vibrazioni che ha lasciato.
Nei silenzi che parlano ancora.
Nei versi che risuonano a distanza di anni.
Nelle anime che ha toccato.
E allora io lo ascolto. Ancora.
In silenzio.
Con gratitudine.
Con brividi sulla pelle.
Perché Franco Battiato non è mai davvero andato via.
È solo tornato a casa.
S.S.C.
Testo di Franco Battiato e Manlio Sgalambro
Musica di Franco Battiato
“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te
Vagavo per i campi del Tennessee
(come vi ero arrivato chissà)
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare
Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi
Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare
Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te”



