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Le ossa non sono eterne, ma si rinnovano ogni giorno

Le ossa non sono un blocco di pietra: ogni giorno si costruiscono e si distruggono, influenzate da vitamine, alimentazione e stile di vita.

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Il nostro scheletro vive di un equilibrio fragile tra nutrizione e biologia cellulare
È affascinante e un po’ inquietante: le ossa sono la parte di noi che resta nel tempo. Il corpo, i tessuti molli, scompaiono, ma lo scheletro persiste. Per questo tendiamo a pensare che le ossa siano immobili, stabili, “immortali”.

Eppure, non è così. Le ossa si costruiscono e si distruggono continuamente. Ogni giorno il nostro scheletro si rinnova.

Le tre cellule della vita ossea

La struttura ossea dipende dal lavoro costante di tre tipi di cellule:

1 Cellule staminali – Le “madri” che possono trasformarsi in altre cellule.3

2 Osteoblasti – Costruttori dell’osso, creano nuova materia ossea.4

3 Osteoclasti – Demolitori, rimuovono l’osso in eccesso o danneggiato.

Questo equilibrio dinamico di costruzione e distruzione avviene ogni giorno. Al centro delle nostre ossa, il midollo osseo è il laboratorio biologico in cui tutto ha inizio: un solo milligrammo di midollo contiene circa 500 cellule staminali.

Collagene, calcio e il ciclo della vita ossea

Le cellule staminali si trasformano in osteoblasti, che producono collagene, una proteina che forma una griglia su cui si deposita il calcio introdotto con l’alimentazione e con l’acqua ricca di calcio (residuo fisso > 500 mg/L).

  • Vitamina D e K2: guardiane della salute ossea
  • Vitamina D: Favorisce l’assorbimento del calcio a livello intestinale e guida le cellule staminali verso la trasformazione in osteoblasti.
  • Vitamina K2: Aiuta gli osteoblasti nella produzione di collagene e osteocalcina, proteine fondamentali per la solidità delle ossa.

    Quando il sistema si spezza: carenze e alimentazione sbagliata

    Una carenza di vitamina D (valori inferiori a 30 ng/mL) altera il metabolismo del calcio. Le cellule staminali, invece di diventare osteoblasti, si trasformano in adipociti (cellule di grasso). Questo porta alla formazione di grasso nel midollo osseo, indebolendo le ossa e causando riduzione dell’altezza.

    La carenza di vitamina K2, invece, riduce la produzione di collagene e osteocalcina, minando la struttura ossea.

    Un’alimentazione ricca di acidi grassi saturi (carne rossa, formaggi, salumi) ostacola la formazione di nuovi osteoblasti, rallenta la produzione di osso e favorisce la comparsa di osteopenia e successivamente osteoporosi. In questo scenario, prevalgono gli osteoclasti, che distruggono l’osso.

    Ogni giorno scegliamo cosa diventeranno le nostre ossa

    La scienza dell’alimentazione ci insegna che ogni scelta alimentare influisce sulla qualità delle nostre ossa. Comprendere come le molecole degli alimenti agiscono sul corpo umano è il cuore della Nuova Scienza dell’Alimentazione.

    Ho approfondito questi temi nel mio libro “La Nuova Scienza dell’Alimentazione”, disponibile in libreria e su Amazon. Conoscere il nostro corpo è il primo passo per vivere in salute.

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Dott. Pierluigi Rossi
Dott. Pierluigi Rossi
Laureato in Medicina Chirurgia è Specialista in Scienza della Alimentazione, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva. E’ stato Primario presso la ASL di Arezzo, Servizio Sanitario della Toscana, per 22 anni, Direttore della U.O. Direzione Sanitaria della stessa ASL, dove ha creato e diretto Ambulatorio di Nutrizione Clinica. Docente dal 1995 al 2009 di Scienza della Alimentazione presso la Università degli Studi di Siena. Docente (a.c.) presso la Università degli Studi di Bologna. E’ autore di un considerevole numero di ricerche scientifiche pubblicate in riviste italiane ed internazionali. Autore di libri. Ha fondato la Scuola di Alimentazione Consapevole, dirige e insegna in Master e Corsi di Nutrizione Clinica a medici, biologi, farmacisti e personale sanitario in molte città italiane e all’estero. Ha elaborato il Metodo Molecolare (Dieta Molecolare) che supera il calcolo giornaliero delle Calorie, considerato un artefatto scientifico perché il corpo umano utilizza per il suo lavoro metabolico solo energia chimica (ATP) e non certo il calore.
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