Arezzo si interroga sul futuro della sua storia e sulla gestione delle grandi opere pubbliche. I lavori in corso in via Fiorentina e nella zona dell’Orciolaia stanno suscitando una doppia preoccupazione: da una parte, quella legata alla tutela dell’identità storica della città; dall’altra, una crescente inquietudine sulla trasparenza e l’efficienza dell’intervento infrastrutturale.
Il consigliere comunale Egiziano Andreani, con un’interrogazione portata all’attenzione del Consiglio Comunale, ha sollevato il tema dell’importanza storica e archeologica dell’area. “Il quartiere prende il nome da ‘Orciaie’, le antiche fornaci romane dedicate alla produzione di vasellame in terracotta”, ha spiegato Andreani. “Arezzo, in epoca romana, era rinomata per i suoi ‘vasi corallini’, esportati fino in Asia Minore e India. Durante i lavori di scavo, come le palificazioni o il previsto tunnel, potrebbe emergere materiale di valore archeologico. Mi auguro che venga mostrata la giusta sensibilità e che la storia della città venga tutelata”.
L’assessore Marco Sacchetti ha rassicurato sul fatto che è stata attivata la sorveglianza archeologica, ma per Andreani resta il dubbio su una mancata valutazione preventiva da parte dell’amministrazione. Una mancanza che – sostiene – poteva e doveva essere evitata.
Sul fronte politico, si alza anche la voce del gruppo consiliare “Arezzo 2020 – Per cambiare a Sinistra”, che in una nota critica duramente l’andamento dei lavori e l’intera gestione progettuale. Il capogruppo Francesco Romizi, affiancato dai consiglieri Franco Dringoli e Roberto Barone, denuncia una situazione che definisce “fallimentare”: “In sette anni i costi sono passati da 3 a 11 milioni di euro, mentre la trasparenza verso cittadini e comitati è venuta a mancare. Le risposte fornite sono state parziali o contraddittorie, come quella sulla validazione del progetto, che in realtà non è ancora completata”.
Preoccupazioni vengono espresse anche sul coordinamento tra progetto strutturale e progetto stradale, che secondo i consiglieri “non risultano integrati e potrebbero generare ulteriori varianti, ritardi e lievitazione dei costi”. Non mancano perplessità sulla gestione delle modifiche contrattuali approvate a fine 2024, con due varianti che valgono oltre 1,5 milioni di euro complessivi, senza una chiara base di calcolo e prima della dovuta validazione progettuale.
In attesa dello scavo vero e proprio del tunnel, Arezzo rischia di trovarsi stretta tra il peso della propria storia e l’incertezza del proprio presente. E se da un lato emergono reperti antichi, dall’altro riaffiorano interrogativi moderni su come si governa un’opera pubblica. La città merita risposte chiare, rispetto per la sua memoria e una visione amministrativa all’altezza della sua eredità.


