Arezzo, la nostra splendida città, ancora una volta diventa teatro di un triste spettacolo offerto dai soliti incivili del fine settimana. È successo di nuovo: in via Mazzini, cuore pulsante del centro storico, i vandali sono tornati a colpire. Ripresi dalle telecamere di sorveglianza, hanno dato sfoggio della loro “forza”, se così vogliamo chiamarla, distruggendo un vaso ornamentale posizionato davanti a un esercizio commerciale, per poi darsi alla fuga in tutta fretta.
La scena è tanto prevedibile quanto squallida: un vaso distrutto senza motivo e il senso di impotenza che cresce tra i cittadini. Non è solo un vaso, è l’ennesima ferita al decoro urbano, un altro insulto alla convivenza civile. Il centro storico, che dovrebbe essere il biglietto da visita di Arezzo, si trasforma nel palcoscenico di atti che oscillano tra l’idiozia e la barbarie.
Ma cosa spinge qualcuno a un gesto del genere? La voglia di dimostrare qualcosa? A chi? Agli amici? Alle telecamere? A sé stessi? Più che forza, questi gesti dimostrano una fragilità profonda, un vuoto di senso riempito solo dal suono di un vaso che si frantuma. Perché, diciamocelo, servono ben altri attributi per rispettare gli spazi comuni e vivere in una società civile.
La domanda che sorge spontanea è: finirà mai? Dopo gli episodi dello scorso fine settimana, si sperava in una tregua, ma ecco che i vandali tornano a farsi sentire, o meglio, vedere. Forse pensano che l’anonimato della notte e la complicità degli amici possano salvarli dalle conseguenze. Ma le telecamere, almeno quelle, non mentono.
Ora la palla passa alle autorità. Sarebbe il caso di intensificare i controlli, identificare i responsabili e far capire che certi comportamenti non sono tollerati. Multare non basta: serve educazione, responsabilizzazione e, perché no, far sì che chi danneggia debba anche riparare. Chissà, forse mettere i vandali a sistemare ciò che hanno distrutto potrebbe insegnargli il valore di quello che calpestano con tanta leggerezza.
Nel frattempo, i cittadini di Arezzo restano a guardare, divisi tra indignazione e rassegnazione. Ma una cosa è certa: non dobbiamo accettare che la bellezza della nostra città sia oltraggiata da pochi idioti. La convivenza civile è un patrimonio di tutti, e chi non lo rispetta va messo davanti alle proprie responsabilità. Sempre.