Avete mai provato a parlarci, a discutere con lui di determinati argomenti?
Eppure, è un interlocutore capace di sopportare chiunque, finché non si stanca di chi gli sta davanti.
C’è chi ripete un esame, un discorso da fare a un’altra persona, o perfino un’arringa. C’è chi ama guardarsi, anche solo per vedere se appare meglio di quello che è, o semplicemente per controllare se sta bene.
A volte capita anche a me di osservarmi, soprattutto quando, con la lametta, mi rado il viso, il capo e il collo, dopo essermi ben insaponato. Ma lui, lo specchio, sta zitto. E se io mi avvicino, lui fa lo stesso, come se non mi vedesse o non mi riconoscesse. Eppure sono sempre io, lo stesso, da quasi 80 anni.
Conosco qualcuno, dal carattere particolare, che la mattina si arrabbia persino con lo specchio. Si incazza, quasi fosse un rituale per abituarsi alla giornata. Lo sento dire: “Senti, anche oggi mi fai incavolare. Ma vaffa’… te e tutti quanti!” Poi si veste, scende, prende l’auto e va al lavoro.
Questo capita a noi, miseri uomini. E c’è chi, uomo o donna, non si guarda nemmeno, per non vedere il proprio io o la propria immagine riflessa. Si vergognano di sé stessi. Da ragazzo mi veniva da ridere, ma in fondo era una forma di dialogo “da biliardo”, quando le mie due zie e mia madre, tre sorelle, si ritrovavano insieme. Durante i loro colloqui, finivano per entrare in bagno, parlando attraverso lo specchio, con quello sguardo di rimbalzo, come se quello specchio fosse parte di loro, un’estensione di sé stesse. Forse ciascuna trovava conferma nelle parole dell’altra. A volte stavano ore là dentro.
Ecco perché si dice che rompere uno specchio porti male. Un bagno senza uno specchio grande è privo di ogni significato, quasi opprimente per i propri bisogni. Lo specchio è una finestra sulla realtà, sulla propria esistenza.