La sindrome di Noè

Anche ad Arezzo casi di accumulatori seriali di animali.

Le guardie zoofile dell’OIPA di Arezzo sono dovute ancora una volta intervenire per ritirare da un piccolo appartamento una quantità spropositata di animali vari che lì vivevano in estremo disagio igienico e di sovraffollamento.

Questa volta è toccato a pappagalli, ricci ed altri piccoli animali mentre un numero imprecisato di gatti sbucava da ogni dove, perfino dalla lavatrice.

Era già successo ad ottobre quando sempre le guardie zoofile dell’OIPA ritirarono alla stessa persona circa 70 cani che vivevano in condizioni disagiate e che, per la maggior parte, furono smistati felicemente, anche per l’intervento fattivo di varie persone tra cui Jovanotti.

Alla signora furono lasciati due cani anziani, che avrebbe potuto accudire in maniera ottimale.
Ma a distanza di qualche mese l’appartamento si è di nuovo affollato.

Questa sindrome, che coinvolge, il più delle volte, persone che vivono in una situazione di grave isolamento sociale, non è controllabile dal soggetto malato che avrebbe bisogno di attenzioni e di cure.
Prima di emettere giudizi, per capire meglio, è opportuno dare qualche delucidazione.
La sindrome di “accumulo di animali” è una vera e propria psicopatologia (disturbo da accumulo compulsivo) riconosciuta di recente tra i disturbi mentali certificati.

Pur amando i suoi animali l’accumulatore patologico non si rende conto dello stato di sofferenza fisica o di cattiva igiene ed incuria del luogo dove vengono tenuti.
Così, chi ne è soggetto, si ritrova con un numero di esseri viventi, in genere cani e gatti ma anche altri, superiore a quello di cui si può occupare.

Il fenomeno identificato negli Stati Uniti come “animal hoarding” viene ora seguito anche in italia dopo il caso esploso negli anni ’90 che riguardò Clementina e Clotilde Baratieri, sorelle e nobildonne, che riempirono interi palazzi, a due passi dal Castello Sforzesco, di cani stipati in condizioni terrificanti.

Le donne, in realtà, avevano l’obiettivo di salvare gli animali dalla soppressione e dai canili, senza accorgersi però di peggiorare loro ulteriormente la vita.
Alla loro morte, alla fine del secolo scorso, le guardie zoofile di Enpa Milano e i servizi veterinari dell’Asl si trovarono coinvolti in una vera emergenza: negli edifici e nei terreni delle sorelle trovarono quasi 400 cani in condizioni di sofferenza anche grave.

Diversi individui dovettero essere immediatamente soppressi per non prolungarne l’agonia mentre altri, già morti da tempo, erano stati lasciati lì a marcire.
Tuttavia, i soldi lasciati da Clementina e Clotilde permisero la nascita di una fondazione che oggi si occupa, in modo consono, dei cani randagi e di trovar loro una nuova casa.

Attualmente non esiste una procedura protocollare di intervento per i casi di animal hoarding però si può intervenire in base alle reali condizioni degli animali e naturalmente all’igiene.
Intervento che è possibile se poi sussiste la presenza di animali di cui è vietata la detenzione (succede anche questo).

Secondo gli esperti l’accumulo di animali è una patologia curabile, se gestita con la collaborazione delle componenti istituzionali in gioco, e in tal modo deve essere affrontata per permettere il riscatto della persona e la sicurezza degli animali a lungo termine.

Naturalmente ci vuole molto tatto e discrezione trattandosi di una sindrome psicopatologica, tatto, discrezione ed umanità, quello che stanno usando le associazioni animaliste come l’OIPA di Arezzo.

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook . Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

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