Arezzo torna alla fase zero

C’è un ritorno alla normalità abbastanza veloce, nonostante tutto.
Con la ripresa, tra mille difficoltà, delle attività, si stanno riscoprendo aspetti della città che avevamo dimenticati.

Ci si imbatte subito nelle buche delle strade che, alcune, sembrano diventate dei veri e propri crateri che sembra fumino e ti aspetti che spunti qualche dinosauro risvegliatosi dal centro della terra, con la faccia dell’assessore competente, che ti fa linguaccia.

Del resto, in questo lockdown gli aretini hanno imparato anche ad andare a piedi e chissà perché preferiscono passeggiare nella terra rossa delle piste ciclabili, (comunisti inguaribili?) anche se accanto c’è il percorso pedonale, ma su asfalto nero.

Così vediamo carrozzine, anziani, famiglie invadere il percorso ciclabile e sentire ogni tanto qualche moccolo di ciclista (ancora non molti) che sbanda per non investirli.

Chissà se il sindaco non rimpianga le belle serate che passava da “one show man” in quelle dirette televisive in cui si è rifatto una verginità politica.

È bastato limitare le comparsate che subito sono uscite altre intercettazioni sull’affare Coingas.

Si dice che, dopo aver liberalizzato le mascherine ora farà una delibera sui tappi delle orecchie obbligatori, così da non sentire altre intercettazioni.

Inoltre la campagna elettorale sta prendendo vigore ed a scendere in campo è stato addirittura un urologo,

il Dr De Angelis, che ha bollato questa giunta come una delle peggiori mai avuta ad Arezzo.

Il sindaco ha reagito piccato, quasi come se l’urologo lo avesse esplorato nella prostata.

Però anche gli aretini non sono da meno.
Ripreso a circolare con le auto sembra che in questo periodo di quarantena abbiano disimparato a guidare.
Oddio, non hanno mai guidato accorti, ma ora basta vederli nella circonvallazione per capire che c’è bisogno più che di scuole guida di psicologi.

Una delle cose completamente dimenticate sono le frecce.
Magari tengono la mascherina in auto anche se sono soli, ma le frecce proprio no, non le vogliono lanciare: razzisti contro gli indiani!

Per fortuna che c’è anche una parte sana che non gli basta quel cazzo di apericena con i selfie ed il bicchiere di vino in mano e la faccia ad ebete, per sentirsi liberi.

Ci sono degli striscioni di fronte ad una scuola media che dicono:

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.

È proprio così, se vogliamo un futuro migliore.

 

Luciano Petrai
Di professione “curioso”, ha attraversato negli anni ’80 le speranze ecologiste collaborando attivamente con gli Amici della Terra – Italia. Ha cavalcato le delusioni politiche e sociali attraverso una buona dose di auto-ironia e di sarcasmo. Attualmente fa parte della redazione del periodico “Essere” ed esprime note e lazzi in una frequentata pagina facebook . Ed ora l’esperienza ne “L’ortica” per continuare a pungere divertendosi.

1 COMMENTO

LASCIA UNA RISPOSTA