Maschere e mascherine

Avete presenti quelle persone che, fino a non molti anni fa, quando andavi al cinema o a teatro, avevano l’incarico di aiutarci a localizzare i posti vuoti, fornivano informazioni di varia natura, verificavano le condizioni basilari di sicurezza, controllando gli accessi ed, all’occorrenza, intervenivano nei casi, in cui gli spettatori creavano disturbi allo spettacolo?

Quante volte, al Supercinema od al Politeama, specialmente quando eravamo ragazzi e facevamo un po’ di casino, abbiamo sentito gridare: “Chiamo la Maschera” !!.
E noi, che avevamo un certo timore di quella figura armata di provvidenziale pila, a quella frase ci mettevamo all’istante composti ed in religioso silenzio, sperando che non ci individuasse e con modi non proprio urbani ci buttasse fuori.

Bene.
Credevamo che la “maschera” fosse un mestiere ormai scomparso in uno con la chiusura dei cinema cittadini, soppiantati dall’avvento delle multisale dai posti numerati e spesso prenotati, ma dobbiamo ricrederci.

Per oltre due mesi, infatti, le funzioni della Maschera sono state svolte dal Sindaco Ghinelli, che nelle sue quotidiane dirette televisive e sui social, si è occupato e preoccupato di fornire alla cittadinanza, impaurita dalla virulenza del Covid-19, informazioni sui numeri dei contagi, dei decessi e delle guarigioni, sulla chiusura e riapertura dei locali e dei mercati, sull’osservanza delle norme di sicurezza, quali il lavaggio delle mani, il distanziamento sociale, le mascherine sopra alla bocca ed al naso, nonché sul rispetto dei divieti imposti, tra cui quello principale di assembramento.

Per oltre due mesi ha dimostrato di possedere ottime attitudini comunicative e, da buon capo Maschera, ha organizzato il lavoro del gruppo di operatori di sala (quella consiliare, non quella cinematografica o teatrale, anche se, invero, di teatro ne ha fatto in abbondanza), propinandoci grafici, diagrammi, linee, curve, filmati dello svolazzare di droni, fino ad occuparsi del merchandising delle figliocce “mascherine“, griffate e non.

Per oltre due mesi gli aretini sono stati ad ascoltare il loro Sindaco, che rispondeva, con pazienza ed umiltà (noi dell’Ortica ne sappiamo qualcosa) e con profonda scienza e conoscenza, alle difficili e scomode domande postegli da giornalisti (?) per nulla compiacenti ; polemizzava, a  ragione, con la brutta, sporca e cattiva Regione Toscana, rea di avergli fornito diminutivi di maschera, che non reggevano alla prova dell’accendino ; litigava con il Direttore Generale della ASL Toscana Sud Est, colpevole di non dargli i numeri esatti dei contagiati ed i nomi e gli esiti di tutti i tamponi eseguiti – anche di quelli negativi -, minacciando l’invio della Polizia Municipale per acquisire quei dati ; criticava, per interposta persona (leggi Assessora alla Sanità ed al Sociale) l’operato della Azienda USL di Siena, creando un incidente diplomatico con l’Amministrazione comunale della Città del Palio, che, pur essendo dello stesso colore politico, è tentata di risolvere il conflitto con le armi in una rinnovata Giostra del Toppo.

Per oltre due mesi abbiamo accolto con simpatia (qualcuno anche con qualche moccolo) il grido di battaglia Ce La Faremo , con il quale il “miles gloriosus” di Palazzo Cavallo concludeva le sue dirette “istituzionali” (vade retro chi ha osato definirle elettorali !!) e, ligi al dovere, siamo rimasti tutti chiusi in casa, nella speranza che il maledetto virus mostrasse segni di cedimento.

E, quando, dopo oltre due mesi di clausura, di fronte ai segnali, che i nostri comportamenti virtuosi avevano condotto ad ottimi risultati, la Regione ha dato l’ok alla riapertura di quasi tutti gli esercizi commerciali, siamo usciti, con logico entusiasmo, per cercare di riprendere una vita quanto più possibile normale e riparare i danni psicologici ed economici causati dal Covid.

Con troppo entusiasmo e senza la dovuta accortezza, però, secondo il nostro Primo Cittadino, il quale, appostato nei punti nevralgici del ritrovo cittadino ed impossibilitato a far rispettare le sue regole, ha immediatamente ripreso il suo ruolo di Maschera ed ha rispolverato le amate Mascherine, ordinando perentoriamente di indossarle quando si esce di casa, sia da soli, che in compagnia, e minacciando multe salate a chi non rispetterà le sue volontà.

Un provvedimento a dir poco demenziale, che questa volta ha finito per far perdere la pazienza a tutti, anche ai suoi più accaniti tifosi e che, di colpo e in un sol giorno, gli ha fatto perdere gran parte dei consensi acquisiti in due mesi e mezzo di show televisivi.

Non abbiamo dubbi sul fatto che il Sindaco, fiutata l’aria di scontento, che tira a seguito di questa sua ultima ordinanza, cercherà in tutti i modi di rimediare alla cazzata e addosserà la colpa al Governo, alla Regione, al Sindaco di Milano, alla Azienda Sanitaria e al povero D’Urso, al PD, alla Raggi o a quei giovani sconsiderati, che non mantengono le distanze di sicurezza e non indossano le mascherine.
A tutti, insomma, meno che a se’ stesso.

E, nella sua infinita modestia, ignorerà la nota esclamazione del riccio, che, scendendo da una spazzola, scambiata per una riccia, disse: Tutti possiamo sbagliare  !

Etrusco
Aretino doc, la mia grande aspirazione era quella di diventare giornalista ed invece ho fatto per più di 40 anni tutt'altra professione. In gioventù' ho scritto articoli per giornali umoristici universitari del tipo La Bombarda ed Il Pungiglione ed, in seguito, dopo la laurea, sono stato nello staff di televisioni e radio private aretine. Sono da sempre appassionato di sport, che ho praticato sia a livello semiprofessionistico, sia dilettantistico. Sono un innamorato della Giostra del Saracino, nella quale per alcuni anni ho avuto un certo ruolo. A chi mi dice che ho un brutto carattere, perché troppo polemico, rispondo come diceva il Presidente Pertini che " soltanto chi ha carattere, ha un brutto carattere ". Ho fatto tante cose in vita mia e spero che questa non sia l'ultima.=

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