Pare che a Palazzo Cavallo non gliene importi una beata mazza nemmeno se la Corte Costituzionale dice chiaro e tondo che una legge è illegittima. Qui si va avanti come se nulla fosse, sereni, rilassati e col bando delle case popolari sotto braccio, come se la Consulta avesse scritto una barzelletta e non una sentenza.
A denunciarlo è il consigliere comunale Michele Menchetti, che dopo aver fatto un’interrogazione in Consiglio s’è sentito rispondere, in sostanza: “Ma sì, che sarà mai?”. E così, mentre la Corte smonta un pezzo di legge, il Comune di Arezzo continua imperterrito a fare graduatorie come se fosse il festival dell’ippica.
Menchetti ricorda una cosina di poco conto: la casa non è un premio fedeltà per chi ha più timbri sul certificato di residenza, ma un diritto sociale fondamentale. Dare punti perché uno “è di qui da più tempo”, anche se non è messo male come altri, è una bischerata grossa come il Duomo e pure un tantino ingiusta.
La sentenza numero 1 del 2026 parla chiaro: quei criteri non vanno bene. Tradotto dal costituzionalese all’aretino: la graduatoria va rifatta. Punto. Altrimenti, avverte Menchetti, qui non si rischia solo il ricorso del cittadino scontento, ma pure il famigerato danno erariale, quello che fa venire l’orticaria ai ragionieri e sudare freddo ai dirigenti.
Per questo il consigliere insiste e chiede, a nome dei cittadini:
- quante case popolari sono state assegnate finora col bando ERP 2022
- quando, di grazia, qualcuno si degnerà di riscrivere la graduatoria del 2023 secondo la legge vera, quella che vale davvero e non quella “tanto per”.
Nel frattempo, ad Arezzo, la Consulta parla, la legge cambia… e il Comune fa spallucce. Tanto, si sa: se non si guarda il problema, magari sparisce da solo. O almeno sperano.



Una via crucis quella delle graduatorie ERP, come al solito negli uffici pensano di avere sempre ragione. Ignorano le leggi, fanno volontariamente i propri comodi , rispondono male, che altro? Chissa’ se mai ci saranno antipatie o simpatie su chi fa le domande? Gli uffici preposti sono un luogo dove si fanno graduatorie fantasiose e dove il diritto è una chimera.