Arezzo, “Città della Musica”. Così scrivono fieri nei dépliant, tra un liuto e una lira, come se qui si respirasse Mozart a ogni semaforo. Peccato che poi, sulle targhe stradali, la musica la scrivano i sordomuti.
Il prof. Claudio Santori, storico e direttore, uno che le note le sente anche nei tombini, è tornato a lanciare l’allarme: “Oh belli, ma chi è che approva ‘ste targhe? L’Intelligenza Artificiale… o quella Naturale in sciopero?”.
Dopo lo scivolone di un articolista su via Giovanni Pierluigi da Palestrina, arriva una nuova segnalazione su via “marcantonio” Cesti, virgolette sbagliate comprese, come se fosse un personaggio di Casa Vianello invece che un compositore barocco.
Il professor Santori aveva chiesto di correggere: «Cesti si chiamava Antonio» (Marcantonio era un nomignolo da presa in giro). Alla fine hanno fatto la targa nuova scrivendo “Marcantonio” fra virgolette (col malvezzo delle minuscole), sottolineando e rimarcando così definitivamente lo sconcio. Il “rimedio” blinda lo sconcio!
Ma ad Arezzo, pare che il motto sia: “Sbagliare è umano, perseverare è toponomastica”.
E allora giù con la targa nuova, fresca di zecca e più sbagliata della vecchia. Hanno blindato l’errore come una reliquia del medioevo.
Intanto, Arezzo continua a definirsi “Città della Musica”. Sì, ma quale musica? Quella del Karaoke del mercoledì al Circolo Arci, dove dopo la terza birra nessuno azzecca più una nota.
Vienna, Salisburgo e Firenze ci guardano e ridono: “Ah, la patria di Guido d’Arezzo! Quello che ha inventato le note!”.
Sì, peccato che qui, più che inventarle, le sbagliamo di proposito.
Come ha scritto un cittadino: “A forza di stecche, dovremmo intitolare una piazza a Gigi D’Alessio”.
E per una città che si vanta di essere “intonata alla cultura”, Arezzo oggi suona come una tromba bucata in do minore.
LA REPLICA (FINTA) DEL COMUNE
«Non è un errore — spiegano dal Palazzo — è una scelta artistica contemporanea. Le virgolette su “marcantonio” rappresentano l’ironia del postmoderno.
Insomma, un progetto culturale che sfida le convenzioni, come Banksy… ma con la burocrazia.»
Le perle del popolo (commenti scelti dal web)
Sergio: «Le targhe comunali sono comiche ovunque. A Figline Valdarno ci fanno i cabaret sopra!»
Stefania: «Abbiamo avuto pure via G. MONACO! Forse dedicata a un monaco generico?»
Mauro: «Professore, non se la prenda… da’ rapi non si cava olio!»
Giorgio: «Tra geni! Uno scambia Tito per il dittatore, e Arezzo chiama Antonio “Marcantonio”. Livello ministeriale!»
Leonardo: «Per la precisione, virgolette sbagliate e spazio fuori posto. Un capolavoro di tipografia cretina.»
Piero: «Imbarazzante… ma ormai è musica di sottofondo.»
E così, mentre il professor Santori suona la carica, Arezzo continua a dirigere l’orchestra del grottesco.
Perché, come dicono al bar sotto il Comune: “Qua la musica non si legge… si storpisce!”.







