È vero che il campionato è ancora lunghissimo (siamo poco oltre il primo quarto del cammino), ma alcune considerazioni si possono già fare.
A partire dai meriti di Cristian Bucchi. Da quando siede sulla panchina amaranto, ha disputato 26 partite tra campionato e Coppa Italia, ottenendo solo vittorie o sconfitte: nello specifico 19 vittorie e 7 sconfitte. In questo campionato il bilancio parla chiaro: 9 vittorie su 10 gare, una sola sconfitta casalinga e punteggio pieno in trasferta.
La squadra dello scorso anno è stata rinforzata nel mercato estivo e oggi vanta una rosa di 22 titolari effettivi — un’affermazione che, se spesso è pura retorica, ad Arezzo corrisponde alla realtà. Eppure, osservando le formazioni iniziali di queste prime dieci giornate, si nota che gli undici titolari sono in gran parte gli stessi della passata stagione: da un massimo di 10 su 11 a un minimo di 7-8 su 11.
Qui emerge tutta la mano di Bucchi, perché sono gli stessi giocatori che con Troise arrancavano a metà classifica, incapaci di esprimere un’idea di gioco.
Bucchi li ha trasformati, e oggi quei ragazzi dominano il campionato di Lega Pro.
Certo, la materia prima era già di qualità, ma cambiato lo chef, anche i piatti hanno assunto un altro spessore e sapore. Restando in tema gastronomico, possiamo dire che il ristorante Arezzo ha guadagnato due stelle Michelin. Ora però bisogna mantenerle, se non addirittura conquistarne una terza.
Il tecnico ha dato alla squadra una mentalità vincente: si gioca per un solo risultato, fino al fischio finale, senza mai arrendersi. Non sono poche, infatti, le partite vinte negli ultimi minuti, quando altre squadre si accontenterebbero di fare “melina” per portare a casa un punto.
Il campionato, lo abbiamo già detto, è ancora lungo e pieno di insidie. Già ad agosto c’era chi dava per scontato l’esito di un torneo che doveva ancora iniziare. Le prime dieci gare ci dicono che l’Arezzo ha ottime possibilità di aggiudicarselo, ma anche che le avversarie non mancano e saranno agguerrite fino alla fine.
Non lasciamoci ingannare dal rotondo successo ottenuto a Ravenna: la squadra di Marchionni sarà un osso duro fino all’ultima giornata, con una società solida e dirigenti esperti come Braida, protagonista in club di primo piano.
L’Ascoli, che fino a pochi giorni prima dell’inizio del campionato non aveva ancora una proprietà, si è poi riorganizzato rapidamente, costruendo una squadra molto competitiva: è ancora imbattuto e ha subito una sola rete.
Dietro sta risalendo anche la Ternana: con Liverani in panchina e una buona rosa, darà filo da torcere a molti. Le sue ambizioni dipenderanno però dalla solidità economica della società e dalle eventuali penalizzazioni per ritardi nei pagamenti.
E siamo solo alle prime quattro.
In tutto questo, l’Arezzo può contare su una rosa ampia e ben strutturata, in grado di fare la differenza quando altre squadre, meno profonde, attraverseranno inevitabili momenti di crisi.









