Un tempo il Polifonico rappresentava uno degli appuntamenti più attesi dell’estate aretina. Anche quando esisteva ancora la Cortina di ferro, i cori arrivavano da tutta Europa, portando musica nelle piazze e nelle strade. La città viveva giorni intensi, in cui non solo i concerti ufficiali ma anche le esibizioni spontanee dei gruppi internazionali animavano il centro storico.
L’evento, nato grazie alla Fondazione Guido Monaco, coinvolgeva l’intera comunità: famiglie, associazioni e cittadini. Alcuni rapporti nati in quei giorni portarono persino a matrimoni tra giovani aretini e coriste provenienti da Austria, Ungheria o Svezia.
Il Polifonico si inseriva in un calendario di fine agosto particolarmente ricco: oltre alla rassegna corale, la città ospitava la Giostra del Saracino e le Fiere Aretine, trasformandosi in un palcoscenico a cielo aperto.
Oggi resta la Fondazione a portare avanti la tradizione, ma con un coinvolgimento della cittadinanza meno diffuso rispetto al passato. Piazza Guido Monaco, un tempo cuore della manifestazione sotto le bandiere internazionali, appare ora segnata dal degrado e da presenze poco rappresentative dell’identità locale.
Un cambiamento che riflette più in generale la trasformazione della città: dalla “capitale del Medioevo”, che vantava figure come Guido Tarlati, signore e vescovo ghibellino, alla realtà odierna, segnata da modernità e nuove esigenze urbane. Un percorso che lascia spazio alla nostalgia per il fasto e la coralità dei tempi passati.
