“Quando qualcuno mi chiede quanti anni io abbia, rispondo d’istinto con l’età anagrafica, la stessa che fra pochi giorni, precisamente il 19 agosto, toccherà la cifra importante di settant’anni.
Eppure, non appena la domanda si fa più intima, più profonda, inevitabilmente emerge un’altra risposta: l’età della mia anima.
Non so se anche a voi capita, ma quando penso alla mia anima, la sento giovane, vibrante, capace di emozionarsi come una ragazza di vent’anni o poco più. Direi che oscilla tra i 19 e i 25 anni, a seconda delle giornate.
Via via, ho scoperto che non sono l’unica a sentirsi così.
Alcuni giorni fa, durante una chiacchierata con una persona a me cara, ho avuto la conferma di non essere sola in questa percezione.
Mi ha confidato qualcosa di molto simile: «Sai, io mi sento una giovane donna di venticinque anni che ha il compito di prendersi cura di una vecchietta di settantasei».
È stato un sollievo e anche una scoperta curiosa.
Forse siamo in tanti, forse siamo in tantissimi a vivere questa strana coabitazione fra l’eternità dell’anima e la temporalità del corpo.
Mi guardo intorno e noto che ciascuno attribuisce alla propria anima un’età differente, spesso slegata dall’età fisica.
Ho notato, per esempio, che molti uomini tendono a immaginarsi con un’anima intorno ai trentacinque anni:
una maturità giovane, energica, in equilibrio fra esperienza e freschezza.
Ma che cosa significa davvero sentirsi giovani dentro, pur dovendo accettare un corpo che, giorno dopo giorno, ci ricorda con piccoli e grandi segnali il passaggio del tempo? Significa probabilmente affrontare una sfida continua, fatta di dialogo e accettazione tra due parti di noi che devono imparare a convivere: l’anima che si sente eterna, indistruttibile, e il corpo che, invece, vive la sua fragilità terrena.
Questa riflessione mi porta a chiedermi e a chiedervi:
voi, che età attribuite alla vostra anima?
Ve lo siete mai chiesto davvero?
Sentire la giovinezza interiore ci dà forse la forza necessaria per prenderci cura, con tenerezza e pazienza, del corpo che cambia.
È una relazione di cura, attenzione, comprensione e a volte persino compassione verso noi stessi.
So che su questo argomento si stanno conducendo studi affascinanti e rigorosi. Oggi scienziati e ricercatori esplorano territori ancora poco conosciuti, come la possibilità che un’anima possa trasferirsi da un corpo all’altro in una danza eterna.
Ci sono testimonianze documentate di persone, specialmente bambini, che ricordano dettagli precisi di vite passate.
Non tutto è dunque come sembra; c’è molto di più da scoprire e comprendere.
Grazie alla crescente comunicazione, alla raccolta mondiale di dati sempre più accurata e alla condivisione delle informazioni, rimaniamo in ascolto e aperti a nuove e affascinanti possibilità.
Forse è proprio questa la magia dell’anima: aiutarci a guardare oltre gli specchi e i calendari, ricordandoci che dentro, là dove vive ciò che siamo veramente, il tempo scorre diversamente, o forse, come per una magia, non scorre affatto!
Ma la vita stessa…non è una magia?
L’universo stesso… non è una incredibile , inspiegabile…magia?
Rimaniamo dunque in ascolto”.
S.S.C.


