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Arezzo Città del Natale: il trionfo del turismo (e il martirio dei residenti)

Tra luci scintillanti e selfie dei turisti, la vita dei residenti si trasforma in una maratona di sopravvivenza natalizia

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Arezzo, piccola città gioiello che si trasforma in un mega parco tematico natalizio, ha colpito ancora! La Fondazione Arezzo Intour, con un entusiasmo degno di Babbo Natale, sventola numeri che fanno venire le vertigini: presenze turistiche in aumento del 4%, alberghi quasi pieni al 73,2% e un sorprendente 10,55% in più di arrivi a ottobre (perché, si sa, nulla dice “Natale” come un fine settimana d’autunno).

Ma, come recita un vecchio detto, “quando il turista ride, il residente piange”. Noi fortunati abitanti del centro storico abbiamo vissuto un Natale davvero speciale: tra parcheggi scomparsi nel nulla, file interminabili ai (pochi) bagni pubblici degni di un film horror e strade dissestate che ormai sembrano crateri lunari, ci siamo sentiti protagonisti di una farsa senza precedenti.

E vogliamo parlare dei prezzi? Un caffè che costa quanto una cena, una cioccolata calda che ti fa chiedere se almeno contenga oro fuso. Ma hey, tutto per il turismo, giusto? Chi siamo noi per lamentarci, quando i turisti se la spassano tra luminarie scintillanti e bancarelle che vendono oggetti improbabili a prezzi improponibili?

Ah, la cultura, quel grande salvagente che ci fa sentire superiori! La mostra dedicata a Giorgio Vasari ha totalizzato 25mila visitatori, e i musei statali hanno raggiunto ben 134mila accessi. Ma mentre i turisti si accalcavano per ammirare l’arte, noi, poveri residenti, eravamo impegnati in sfide ben più epiche: trovare un bagno pubblico che non sembrasse uscito da un romanzo distopico o cercare un posto dove parcheggiare senza dover vendere un rene.

Il nostro sindaco, il sempre entusiasta Ghinelli, annuncia a gran voce che Arezzo sta diventando una delle destinazioni turistiche più desiderate d’Italia. Certo, Sindaco, lo abbiamo notato. Ma mentre i turisti desiderano la nostra città, noi residenti stiamo imparando l’arte della sopravvivenza: la pazienza di Giobbe per tornare a casa e il sangue freddo di un astronauta per affrontare i mercatini natalizi senza perdere la dignità (e qualche dito per il freddo).

E poi c’è la comunicazione: video promozionali nelle stazioni ferroviarie, campagne social, manifesti ovunque. Un lavoro eccellente, non c’è che dire. Peccato che nessuno si sia preso la briga di dirci: “Ah, a proposito, cari residenti, per le prossime settimane non potrete più muovervi nella vostra città. Auguri!”.

Quindi, eccoci qui: Arezzo, la “Città del Natale”, dove il turismo trionfa e il residente si immola sull’altare del progresso. Ma non lamentiamoci troppo, che magari l’anno prossimo ci mettono una tariffa anche per respirare l’aria natalizia.

E chissà, forse un giorno, tra una folla di turisti e l’altra, qualcuno si ricorderà di noi, quei poveri esseri che, a Natale, non chiedono molto: solo parcheggi, bagni pubblici e un po’ di pace. Ma forse, come per il biglietto d’ingresso alla mostra di Vasari, è chiedere troppo.

7 Commenti

  1. Più monta la protesta (troppo poco, ci vorrebbero esposti e lenzuolate) e più procedono in senso contrario, vogliono addirittura aumentare il periodo tirolese.
    I residenti vengono disprezzati, soprattutto se anziani e invalidi.
    Ma sono gli stessi che parlano di miglioramento riguardo alla criminalità mentre in centro assistiamo all’ennesimo vandalismo e a Campo di Marte si staccano falangi a morsi. Forse era una crisi d’astinenza dalla città del Natale.
    Intanto le forze politiche di opposizione si distinguono per il loro estremo coraggio!!!, guai a contraddire la conf-narrazione.

  2. C’è un altro aspetto da considerare circa la residenza nel centro storico, ed è quello dello spopolamento della città entro le mura.
    E’ un problema che non ha origine negli ultimi anni “tirolesi” ma che le politiche degli ultimi anni hanno reso ormai drammatico. Non so quanti siano ormai i residenti entro le mura ma mi sembra di aver letto qualche anno fa che non arrivavano agli 8000. Mi domando quanti siano ora. L’Arezzo felix che ci viene trionfalmente rappresentata con la svolta turistica è una città dove c’è una trasformazione pandemica dell residenze in B&B.

    E’ un centro storico residenzialmente in agonia, senza il colore e la vita che danno le residenze. Col Prato che ormai non è più un parco pubblico perché completamente funzionalizzato alle iniziative turistico/ commerciali, tanto che, almeno fino a pochi giorni fa, non erano nemmeno completamente smontate le strutture del Natale. Dove il residente che magari vi ha passato tutta la vita deve subire l’umiliazione di essere importunato dai “buttadentro” dei locali se passa da Piazza Grande o Piaza S. Francesco( perché umiliato si sente chi viene trattato come turista in casa propria).

    Il mondo cambia e tutti siamo chi più chi meno turisti, ma quello che esaspera è sempre la logica dominante del quadrino ad ogni costo a scapito della qualità generale della vita e del turismo stesso. Si fa la mostra del Vasari ma la realtà è che la qualità del Natale aretino è desolatamente bassa. La faccenda è uno specchio della realtà di cosa sia oggi l’italiano medio. Ci sarebbero molte ragioni per venire ad Arezzo, perché il centro storico è bello e ci sono senz’altro cose di valore da vedere. Ma ci si viene e vi si viene attratti perché c’è il mercatino tirolese e accessori, che sono il Mc Donald del turismo. Col corredo di negozi e locali finti tipici toscani e “antichi”. Poi magari qualcuno, pochi, va a vedere gli affreschi di Piero, qualche museo e qualche chiesa.

    Ci danno poi i numeri del turismo, ma della gestione del businnes nessuno sa niente, penso che, al di là che tutto è in mano all’apposita Fondazione, pochissimi sappiano chi gestisce realmente il cucuzzaro, chi decide, quali accordi ci siano, quale la realtà economico/finanziaria dell’iniziativa. Un giornale o una TV locale che ci fa un inchiesta e che va al di là degli articoli da Pravda sovietica è evenienza più impossibile che improbabile ( a parte questa benemerita Ortica che fa quel che può).

  3. dai dati pubblicati oggi dal Corriere di Arezzo non si capisce neanche quale sarebbe stato il guadagno economico per l’ente pubblico: a fronte di 200.000 euro di “investimento” come lo chiamano loro, si può calcolare 220.000 euro di tassa di soggiorno di quel periodo, Ben 20.000 euro, quindi? E poi i turisti a Natale vengono lo stesso, anche se di meno. Quindi forse neanche quelli. Si conferma insomma il sospetto che si spendano soldi pubblici, causando inoltre forti disagi alla popolazione, giusto per far guadagnare un pugno di privati

  4. Come mi disse un vigile urbano perche’ passai con la moto a passo d’ uomo x andare a casa nonostante il blocco del traffico x 10 auto storiche posteggiate e altrettante persone presenti: lei lo sa che nel centro storico e’ cosi’…che c e’ venuto ad abitare a fare!. E c’ abito da quando sono nato.

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Gino Perticai
Gino Perticai
Dal 1973 nel mondo della comunicazione, una breve esperienza Milanese con A.P.C. agenzia di Marketing, con l’avvento delle prime radio in Fm inizia una serie di esperienze nelle radio locali: Radio Torre Petrarca, Radio OK, Golden Radio, Radio Life,  fino al 1998 momento in cui l’innata curiosità e la voglia di sperimentare novità lo portano a maturare il primo interesse sul world wide web. E' da lì che nel 2000 nasce l’idea delle prime testate regionali on line. Fonda Arezzo Notizie e la dirige fino al Giugno 2016. l'Ortica è la sua nuova scommessa.
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