Ci sono momenti nella vita in cui, senza volerlo, ci troviamo a essere bersaglio di critiche inaspettate, spesso da chi amiamo di più. Critiche che, a volte, nascondono un disagio più profondo, un dolore non espresso, e che ci lasciano a chiederci: “Ma cosa ho fatto di sbagliato?”.
Non è raro che, quando qualcuno attraversa una fase difficile, proietti sugli altri il proprio malessere. È un meccanismo umano, quasi una difesa inconscia: chi si sente inadeguato, insoddisfatto o schiacciato dalle proprie difficoltà, può inconsapevolmente cercare di “pareggiare i conti” svalutando ciò che percepisce come superiore, lontano o irraggiungibile. È il caso della celebre favola di Esopo, dove la volpe, non riuscendo a raggiungere l’uva, si convince che non valga la pena desiderarla.
La critica, però, può assumere molte forme. A volte è diretta, altre volte si nasconde dietro battute o rimpianti, come quelli sul “Natale di una volta”. Ricordi di feste in cui la casa era un tripudio di voci, profumi e luci, momenti in cui tutto sembrava più semplice, più pieno. Ma le cose cambiano, e anche se mettiamo tutto il nostro impegno per rendere speciale il presente, la vita scorre, le famiglie si disperdono in mille direzioni, e spesso solo eventi come matrimoni o funerali riescono a ricompattare ciò che una volta era unito. I tempi moderni portano lontananza, difficoltà logistiche e, a volte, anche perdite lungo il cammino. Di fronte a tutto ciò, può capitare che qualcuno guardi indietro con malinconia o frustrazione, confrontando il passato con il presente in modo poco generoso.
Non sempre, però, queste parole riflettono la realtà. Spesso sono lo specchio di un disagio più intimo, una fatica a vivere il momento presente o a fare i conti con le proprie difficoltà. Può succedere che chi si trova in una situazione complicata – una casa che non riesce a mantenere accogliente come vorrebbe, un periodo difficile o semplicemente una confusione emotiva – proietti sugli altri il proprio malessere, quasi per alleggerirsi, anche se solo temporaneamente. E spesso le persone più vicine, quelle che offrono rifugio e conforto, diventano il bersaglio di questo malessere. S.S.C.