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Tra il sogno di eternità e la bellezza dell’attimo

Tra il sogno di lasciare un segno eterno e il valore autentico dell'attimo, ci muoviamo sospesi tra l'incessante desiderio di costruire e la bellezza di vivere

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Viviamo in un mondo che sembra chiedere continuamente di proiettarsi in avanti, verso traguardi e obiettivi, spesso materiali. Il desiderio di costruire qualcosa di duraturo, di lasciare un’impronta che possa sopravvivere a noi stessi, è una spinta forte, quasi irresistibile. Ma cosa perdiamo, lungo la strada, in nome di questa corsa verso un domani che non ci appartiene mai davvero?

La verità è che il tempo presente, quell’attimo fragile e prezioso, è l’unica cosa che possediamo davvero. Ogni istante è un dono che ci viene concesso, una piccola perla di vita che non tornerà mai più. Eppure, paradossalmente, ci ritroviamo spesso a sacrificare proprio questo tempo per inseguire il miraggio di una sicurezza futura, di un “di più” che il mondo moderno sembra esigere da ciascuno di noi.

Viviamo in un sistema che mette un prezzo a ogni cosa, persino al diritto di esistere in modo dignitoso: una casa, un tetto sopra la testa, un bene primario come l’acqua, persino il tempo necessario per curare la propria salute. Ogni necessità ha un costo, e spesso questo costo ci chiede di rinunciare al tempo libero, quel tempo che è, insieme alla salute, il bene più prezioso che abbiamo. Ci troviamo così in una società che ci chiede di sacrificare ore di vita per ottenere risorse che, se ci fermiamo a riflettere, sono sì importanti, ma non dovrebbero essere pagate con l’anima.

E allora, qual è il senso di questo scambio? Forse, il segreto sta nel trovare un equilibrio tra l’impegno per le necessità materiali e la capacità di godere del presente, di trovare bellezza nell’attimo. La consapevolezza di essere qui, adesso, potrebbe essere la vera fonte di ricchezza, una ricchezza che nessuno potrà mai toglierci e che non ha bisogno di accumulo.

Quando ci assale un dubbio, spesso è la natura a indicarci la strada. Tanto più ci allontaniamo dai suoi ritmi e cicli, tanto più rischiamo di perdere equilibrio e serenità. La natura ci insegna che la vita segue il suo corso senza forzature, trasformando ogni cosa in nutrimento per ciò che verrà. Anche nella fine c’è un nuovo inizio: nulla si distrugge realmente, ma si trasforma, come accade con l’inumazione, che restituisce alla terra ciò che è sempre appartenuto a essa, rispettando il ciclo eterno della vita.

Ci rendiamo conto che, in fondo, è l’essenzialità di un attimo con i nostri cari a valere più di mille oggetti materiali accumulati nel tempo. La saggezza che arriva con gli anni ci insegna a lasciar andare, a fare spazio, per non lasciare pesi inutili a chi amiamo. Il nostro desiderio più grande è lasciare loro ricordi, non fardelli. A volte ci affanniamo a costruire, a possedere, ma il vero dono che possiamo fare è la serenità, la leggerezza di un passaggio di vita senza eccessi da smaltire. Così, anche il gesto di donare o di liberarsi di ciò che non serve più diventa un atto di cura e amore verso chi resterà, un invito a ricordarci non per gli oggetti, ma per i momenti condivisi.

Viviamo, dunque, tra il sogno di eternità e la bellezza dell’attimo, cercando di non perderci in un mondo capovolto che ci spreme per profitto. Coltiviamo, se possiamo, il piacere del presente, del tempo trascorso con chi amiamo, e del contatto con la natura che ci ricorda ciò che è davvero essenziale. Forse, in questo equilibrio tra il qui e ora e la preparazione per il domani, possiamo trovare un senso che va oltre la logica del profitto e della corsa infinita. Vivere il presente come un dono, anche in un mondo che sembra volerci strappare ogni momento di quiete, è forse il più grande atto di ribellione e saggezza. S.S.C.

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Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari, nata a Milano nel 1955, si trasferisce a Melzo nel 1990. Membro del “GAM” dal 1997, partecipa a mostre locali esplorando diverse tecniche artistiche: ritratti a matita, dipinti a olio, sculture in argilla e quadri in resina. Ha fondato una galleria d’arte e una scuola di cake design. Il quotidiano Il Giorno ha descritto via Napoli 37 come “la Montmartre di Melzo”. Attualmente, si dedica principalmente alla scrittura.
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