Quando si vuol essere ribelli a tutti i costi

L’Italia si è fermata, i cittadini sostanzialmente rispettano le regole.
Pochissimi in strada, code corrette ai supermercati e fuori dalle farmacie; locali chiusi al 95% eppure c’è ancora chi se ne frega delle regole e si comporta come se vivesse da solo e i suoi comportamenti non potessero avere conseguenze per chi incontra.

E’ successo in un supermercato aretino.
La coda alla cassa era come da prassi formata da clienti distanziati di oltre un metro l’uno dall’altro quando un signore spavaldo si è avvicinato a chi gli stava davanti proprio davanti all’operatore della cassa in questione.
La cassiera ha invitato il cliente a mantenere le distanze regolamentari da chi lo precedeva e lui, per tutta risposta, ha cominciato a sostenere a gran voce che queste regole non servono a niente e che sono soltanto una bufala.

“Io sono un dottore e queste cose le so” ha aggiunto poi.

Vorrei sommessamente far notare al dottore che una convivenza civile prevede il rispetto delle regole; anche perché mi chiedo chi sia lui per permettersi di irriderle mentre fior di esperti si raccomandano continuamente che si tratta di misure necessarie che vanno rispettate.

Non possiamo pretendere di essere tutti ligi al dovere, certo, ma ci piacerebbe tanto che fosse così.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

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