È morto questa mattina, mercoledì 21 ottobre, Giampiero Pancini, ex ciclista professionista di Castelnuovo di Subbiano. Aveva 87 anni. Negli anni Sessanta aveva corso al fianco di Vito Taccone, incrociando sulle strade del grande ciclismo campioni come Jacques Anquetil, Franco Bitossi, Vittorio Adorni, Italo Zilioli, Franco Balmamion, Charly Gaul e Rik Van Looy.
Professionista dal 1962 al 1965, vestì le maglie dell’Atala, della Lygie e della Bianchi-Mobylette. Il suo mestiere era quello del gregario: lavorare per il capitano, spendere energie perché qualcun altro potesse giocarsi la vittoria. Un ruolo che Pancini interpretò al servizio di Taccone, protagonista del Giro d’Italia del 1963 con cinque successi di tappa e la vittoria nella classifica della montagna.
Prima del professionismo si era fatto conoscere sulle strade toscane. Nel settembre 1960 vinse a Santa Caterina di Cortona e l’11 ottobre conquistò la cronometro della Coppa del Mobilio di Ponsacco, precedendo Franco Bitossi. Percorse i 34 chilometri in 47 minuti e 17 secondi, lasciando al secondo classificato un distacco di 29 secondi.
Di quella giornata è rimasto anche un premio particolare: uno specchio da parete, conservato in casa. Un oggetto quotidiano diventato testimonianza di una vittoria contro un corridore destinato a scrivere pagine importanti del ciclismo italiano.
Il debutto al Giro d’Italia arrivò nel 1962 con l’Atala. La sua corsa terminò nella durissima tappa del 2 giugno, accorciata al Passo Rolle per la neve: una giornata rimasta nella storia della manifestazione, con decine di ritiri. Nella stessa stagione portò a termine il Giro di Lombardia al 43° posto.
Nel 1963, passato alla Lygie, disputò la Milano-Sanremo e tornò al Giro, che quell’anno fece tappa anche ad Arezzo. Concluse la corsa rosa al 44° posto. Nel 1964 migliorò ancora, chiudendo 26° nell’edizione vinta da Jacques Anquetil, al quale lo legò anche un rapporto di amicizia.
A quell’amicizia è legato un aneddoto riportato nel ricordo della sua vita sportiva. Durante una tappa, un tifoso insultò Anquetil gridandogli: «Ladro, vai a casa». Pancini reagì mandando lo spettatore a gambe all’aria in un fosso, mentre il francese allungava. Un episodio rimasto tra i racconti della sua carriera.
L’ultima stagione da professionista fu quella del 1965, con la Bianchi-Mobylette. L’addio alle corse arrivò al Gran Premio di Montelupo, il 20 luglio. Non fu però un addio al ciclismo.
Pancini continuò a dedicarsi a questo sport come direttore sportivo della Del Tongo e, negli anni Novanta, come allenatore di una formazione aretina femminile. Un modo per trasmettere ad altre generazioni l’esperienza maturata in gruppo, sulle salite e nelle lunghe giornate di corsa.
Accanto alla bicicletta ci fu il lavoro. Con la moglie Luana avviò un forno prima a Giovi e poi a Castelnuovo di Subbiano, costruendo un’attività diventata un riferimento per il territorio. Dal 2010 il Panificio Pancini è guidato dalla figlia Sandra.
Nato a Castelnuovo nel 1939, Pancini lascia una storia che appartiene al ciclismo e alla sua comunità: le grandi corse, il lavoro di squadra, i ragazzi allenati e il pane sfornato nel paese.
I funerali si svolgeranno sabato 24 ottobre alle ore 10 nella chiesa di Castelnuovo.





