Barbara, cittadina vigile e con l’occhio clinico, segnala su facebook una scenetta di quelle che solo il magico mondo della mobilità urbana sa regalarci: tre microcar elettriche parcheggiate come tre formaggini impilati da uno che c’ha la mira fatta a spanne.
Barbara scrive – e la scena parla da sé – che chi guida queste macchinine è gente attenta all’ambiente, mangia sano, resta asciutta, snella… e soprattutto ha imparato a infilarsi nell’abitacolo aprendo lo sportello quel tanto che basta a far passare un’aspirina in verticale.
La foto scatena subito un fiume di perle popolari.
C’è chi commenta che l’hanno fatta piccola pensando che pure il guidatore fosse formato ridotto: “Respira piano e ti infili, oh!”.
Un’altra, più pratica, chiede:
“Ma perché hanno gli sportelli?”
come se si trattasse di tre tupperware con le ruote.
Un tecnico illuminato dichiara che la svolta green è lontanissima: qui per ora c’è solo la svolta stretta, quella che devi fare col busto per uscire dal posto guida senza sbucciarti un fianco.
Altri raccontano che anche con una macchina normale succede: parcheggi bene, torni e trovi le auto ai lati messe storte come scarpe lasciate sotto il letto, e a quel punto rientrare diventa un’impresa da contorsionisti da circo.
Qualcuno, colpo di genio, tira fuori la parabola definitiva:
“È l’elefante che voleva passare dalla cruna dell’ago.”
E poi c’è chi sostiene che forse quei tre mezzi sono di studenti che arrivano e vanno via in branco: parcheggiano tutti stretti, poi per uscire si smontano a turno come i soldatini nella scatola.
L’apice lo tocca chi parla di “progetto salute”:
“Mangia bene, resta snello e infilati anche dove nemmeno l’ombra passa.”
Le tre microcar, intanto, restano lì: mute, immobili, rassegnate.
Sembrano quasi tre creaturine che aspettano qualcuno con un apriscatole per liberarle… oppure un miracolo della fisica.
Morale?
La mobilità green avanza.
Ma quando parcheggia così, avanza… di lato.


