Certo è che ogni uscita in bici sulla panoramica verso Poti ormai è una roulette russa del degrado. Dopo l’eternit e le piastrelle di dubbio gusto abbandonate la scorsa settimana a bordo strada — già fettucciate dai carabinieri come reliquie post-industriali — oggi la sorpresa è un’altra: una pioggia di accendini BIC gettati nei pressi della stele “Intra Tevere et Arno”. Sì, proprio lì dove, secondo la satira de L’Ortica, “è bandita la potta“. Ora, a quanto pare, è bandita anche la decenza.
Chi sarà stato? Un piromane disilluso? Un collezionista compulsivo che ha fatto decluttering? Oppure il solito incivile con l’auto piena di immondizia e il cervello vuoto? Poco importa. Resta l’immagine grottesca di un confine tra due fiumi segnato non da storia e cultura, ma da spazzatura e inciviltà.
È evidente che chi scarica rifiuti su quella strada conosce bene il copione: poche macchine, zero controlli, silenzio notturno. Un set perfetto per l’ennesimo scempio ambientale. Forse è giunta l’ora di passare dalle parole (e dalle fettucce della segnalazione) ai fatti: fototrappole. Poche, piazzate bene. Una in cima allo Scopetone, due sulla panoramica, una nei pressi dell’ex albergo. E non per fare le belle foto ai cinghiali, ma per immortalare i veri animali: quelli a due gambe, col vizio della discarica volante.
Perché finché si lascia mano libera a questi eroi dell’inciviltà, ogni pedalata sarà una visita guidata all’apocalisse del buon senso. E a Poti, più che la “potta”, sembra non piaccia proprio la civiltà.


Bell’articolo
Il quoziente intellettivo dell’autore del gesto secondo voi è vicino o superiore a quello di Einstein?