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Astronave 2 e 3

Il gossip di Cesare Fracassi
Un'avventura intergalattica tra errori di calcolo, mari giallastri e incontri con esseri strani

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Astronave 2 e 3

Il gossip di Cesare Fracassi
Un'avventura intergalattica tra errori di calcolo, mari giallastri e incontri con esseri strani

L’ASTRONAVE 2
Menco, il capitano, era ancora intontito. Il calcolo di Tonio era sbagliato di poco, e Bruno, seguendo la traiettoria di Tonio e mantenendo la stessa velocità, era andato per la tangente, accelerando la velocità dell’astronave a un livello iper-esponenziale rispetto a quella della luce. Inoltre, avevano imboccato un tunnel galattico che li aveva spediti verso la galassia di Andromeda.

Bruno era rimasto incollato al manubrio e aveva le orbite degli occhi leggermente distaccate dalla testa. Gli ci volle un po’ di tempo perché tornassero al loro posto. Tonio, dalla rabbia per aver sbagliato il calcolo di 5 gradi di incidenza sull’atmosfera terrestre, aveva spezzato tre lapis. Ma ormai, anche se erano passati pochi minuti temporali, loro avevano percorso milioni di anni luce.

Menco: “Unde saremo ora?!”
Tonio: “Secondo i miei calcoli, siamo nella galassia di Andromeda!”
Bruno, ripresosi: “Tonio, vaffa…!”
Menco: “Su, non perdiamoci d’animo. Cerchiamo un pianeta ospitale dove possiamo mangiare, in quanto si sono finite tutte le riserve… e pure il vino!”
Bruno: “Capo, il manubrio non risponde ai comandi. Siamo attratti da una forza… attrattiva!”
Tonio: “Certo, non può essere repulsiva se ci attrae, no?”
Menco: “Metti i retromotori, dai Bruno! Se no ci sfragelliamo su quel pianeta!”

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Splash (rumore)
La navicella ammarò in un mare d’acqua giallastra e con un odore strano: sembrava brodo di gallina.

Tonio: “Siamo a casa?! Sento l’odore di casa della mi’ suocera!”
Bruno: “Sie, ora ti danno anche i crostini con fegatelli, vinsanto e capperi, e pure un po’ di acciughina!”
Menco: “Non dite bischerate… ma attenti, vedo sbucare dall’acqua delle sirene!”
Bruno: “Quella mora mi tira! Ha due tette ben fatte! Anche quella bionda non è male!”
Tonio: “Hanno un occhio solo!”
Bruno: “Miran meglio l’attrezzo, fattelo dire da me, che sono un cacciatore!”

Menco, uscito dalla porticina laterale su una pedana retrattile (lo scafo reggeva anche come mezzo di navigazione), si rivolse a quegli esseri basso-squamosi ma alto-attraenti (salvo il mono-occhio):
“Noi essere di Arezzo, della Terra, che sta nella Via Lattea. Voi, mezzi pesci e mezze donne, chi siete?!”

Trinka, la più alta delle sirene, che si ergeva dall’acqua sbattendo la sua larga coda pinnata, rispose:
“…Siamo di qua!”

ASTRONAVE TRE, LE SIRENE
Menco pensava che nella sua Odissea avrebbero trovato un pianeta di macachi; invece erano delle sirene da un occhio solo, ma con un corpo non male fino ai fianchi.

Dopo i convenevoli, dovuti alle reciproche presentazioni, il capitano domandò:
“Come fate a parlare così bene la nostra lingua!?”

La lungacciona Trinka, che aveva preso per prima la parola tra quelle donne pesce, rispose:
“Siamo personaggi di uno stesso autore!!”

Tonio delle Poggiola intervenne:
“Ma che c’entra l’autore? Se seguiamo, in un racconto logico, si dovrebbe dare una spiegazione, come se io a questo punto dicessi che non me va più de stare in questa compagnia e vi dicessi: torno a casa!!…”

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“Certo!” dico io. “Ma ormai ti ci ho messo e poi chi guiderà l’astronave con i suoi calcoli per il rientro sulla Terra!?”

“Ah, che astronave del cavolo è!?” Intervenne Bruno. “Mi hai dato un manubrio de’ bicicletta per guidarla, e devo accendere i retrorazzi che ho solo il freno e il campanello! E poi volevate che vi riportassi indietro con questo catorcio!??”

Menco:
“Smettetela!! Sono o non sono il capitano? E finché lo dico io si sta nella storia, vero Cesare!??”

Io:
“Come vuoi tu, ma sta attento che tu non cada, come Ulisse, nel tranello di Circe!!”

Tonio:
“Se ci trasformi in maiali, te sistemo, eppoi almeno le potevi fare con due occhi ‘ste sirene…”

“A vabbè!” dissi io, tanto m’ero svegliato. “Ora zitte, levatevi lo squame e la maschera periscopio di gomma!”

Dopo un attimo di silenzio, Tonio e Bruno esclamarono all’unisono:
“Mamma mia, che fi…!!”

Le avevo scelte io, come piacciono a me:

  • con pelle ambrata ed alcune nere;
  • tutte con una pelle vellutata;
  • seni minuti, ma con capezzoli irti, o seni sodi da allattamento;
  • quel ventre leggermente pronunciato e, al tempo stesso, rassicurante e invitante;
  • infine quella cozza bollita, semiaperta, racchiusa tra due colonne tornite a sopportare un battistero tondo, che ci dimostrava una capacità riproduttiva di alto spessore.

Per non parlare del viso perfetto, ovale e degli occhi scuri, che ti scavano dentro, con ciglia lunghe come i denti di un rastrello, e la bocca dalle labbra carnose ed eccitanti… dai capelli corti che sembrano pitturati in testa…

Menco, rivolto verso di me, esclamò:
“Anche se il racconto finisse qui, non sarei scontento. Anche se avevo avuto una parte di comando, a questo punto mi getterei nella rete di qualsiasi Circe, e mi precipiterei nelle vesti di un… ork, ork, ork…!”

Fine

Cesare Fracassi
Cesare Fracassi
Nato ad Arezzo nel 1946, in via Crispi 66, al suono della prima sirena del Fabbricone. Frequentò le elementari a Sant'Agnese, una scuola di vita e di battaglie. Dopo le medie, proseguì con il liceo classico e intraprese studi di medicina e giurisprudenza, completando tutti gli esami di quest'ultima. Calciatore dilettante, fondatore della squadra Tuscar Canaglia, sciatore agonistico e presidente della FISI provinciale. Esperienze lavorative: mangimista, bancario, consulente finanziario, orafo, advisor per carte di credito, ideatore della 3/F Card, registrata presso la SIAE (sezione Olaf n°1699 del 13/4/2000) con il titolo "Global System", agricoltore e, ora, pensionato.

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