Conoscere se stessi è uno dei percorsi più complessi e delicati che possiamo intraprendere, e forse, il più sfuggente. È un cammino che richiede il coraggio di spogliarsi delle immagini che altri costruiscono su di noi e delle convinzioni che la società impone. È un viaggio che esige fedeltà al proprio percorso interiore, un ascolto profondo e puro che non può avvenire attraverso la mente, così facilmente influenzabile da convinzioni e norme esterne. Nel profondo, tutti abbiamo una voce interiore che ci guida, una sorta di istinto primordiale, quel sentire di pancia che ci connette alla nostra verità più autentica.
La mente, al contrario, spesso si riempie di echi del mainstream di convinzioni consolidate, di aspettative sociali. Per conoscere davvero chi siamo, occorre allora spostarsi dal pensiero all’istinto, ascoltare quel richiamo che non mente, perché viene da un luogo incontaminato, prima di qualsiasi giudizio.
Come una rondine che segue la propria rotta senza deviazioni, il nostro percorso interiore richiede lo stesso tipo di fedeltà. La rondine non si lascia influenzare, non dubita di ciò che sente. Segue una direzione naturale, segue il suo “gps”naturale, una traiettoria tracciata dall’istinto che la conduce esattamente dove deve andare. Se anche noi riuscissimo a vivere così, senza farci condizionare dai venti esterni, forse potremmo arrivare a conoscere e a rispettare il nostro io più autentico.
Viviamo in un mondo che ci impone maschere, convinzioni, limiti invisibili che spesso ci allontanano dal nostro sentire autentico. La fedeltà a se stessi significa invece imparare a riconoscere queste costrizioni e trovare il coraggio di superarle. Non è un atto di ribellione, ma un atto di verità, di rispetto verso ciò che siamo davvero, oltre ogni immagine proiettata su di noi. Essere fedeli al proprio sentire è un atto d’amore verso noi stessi. È l’unico modo per avvicinarci al nostro centro lasciando da parte ciò che il mondo si aspetta e permettendo alla nostra essenza di emergere.
Ci sono momenti in cui possiamo avvicinarci più facilmente al nostro sentire profondo: accade nei sogni, dove siamo noi stessi senza maschere, immersi in una realtà più vera e intima, anche se non tutti ricordano i sogni al risveglio. Lo stesso accade nella meditazione profonda, in quel silenzio totale in cui percepiamo di essere parte di un tutto, come viaggiatori tra i mondi.
Io credo che il nostro viaggio interiore sia un percorso evolutivo dell’anima, simile a un percorso scolastico: da un asilo spirituale a una scuola primaria, poi alle superiori e all’università, fino a una serie di specializzazioni, un cammino che ci guida verso un obiettivo finale, quello di diventare esseri di luce. È un pensiero personale, una visione che coltivo con gratitudine, senza voler insegnare niente a nessuno, ma come un modo per esplorare e rendere omaggio alla meraviglia di questo viaggio. Se si riesce a coltivare la fedeltà verso se stessi, si corre un grandissimo rischio: di vivere una vita di grande gioia! S.S.C.