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Le cicatrici delle parole

Il potere delle parole: come possono ferire profondamente o sollevare gli animi, lasciando cicatrici invisibili ma indelebili

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Le cicatrici delle parole

Il potere delle parole: come possono ferire profondamente o sollevare gli animi, lasciando cicatrici invisibili ma indelebili

Le parole possono essere strumenti di guarigione o armi di distruzione. Quando pronunciamo una parola sbagliata, spesso non ci rendiamo conto di quanto profondo possa essere il solco che lasciamo nel cuore di chi ci ascolta. Le ferite invisibili che infliggiamo con un commento crudele o un giudizio affrettato non guariscono con il tempo, ma restano come cicatrici nell’anima. Sono segni che non scompaiono mai, anche se la pelle sembra tornare intatta.

Ogni volta che feriamo qualcuno con le parole, spegniamo un po’ della sua luce. La gioia che prima riempiva il loro cuore si offusca, come un fuoco che si affievolisce sotto la pioggia incessante della disapprovazione e del giudizio. Le cicatrici che lasciamo non sono visibili agli occhi, ma pesano sul cuore, appesantiscono l’animo, soffocano i sogni e impediscono alla speranza di risorgere.

Eppure, ci dimentichiamo facilmente del potere che abbiamo. Non ci rendiamo conto che, con la stessa facilità con cui possiamo ferire, possiamo anche sollevare: le parole gentili, gli elogi sinceri, la capacità di ammirare e amare sono altrettanto potenti. Ma queste sono scelte, e troppo spesso scegliamo di tacere quando potremmo elogiare, di criticare quando potremmo apprezzare, di ferire quando potremmo amare.

Forse, se comprendessimo davvero l’impatto delle nostre parole, ci fermeremmo prima di parlare. Forse avremmo tutti quel “filtro in gola” di cui tanto abbiamo bisogno. E nel silenzio, impareremmo a dare spazio solo a ciò che costruisce, mai a ciò che distrugge. Potremmo correre il rischio di essere veramente felici.

“Non dire ciò che non vorresti sentirti dire” è la chiave della felicità. Alleniamoci! Volere è potere! (Chi sbraita impunemente contro il prossimo è solo una persona che ha dentro di sé il suo “bambino ferito”.)

S.S.C.

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Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari
Sabina Sabrina Crivellari, nata a Milano nel 1955, si trasferisce a Melzo nel 1990. Membro del “GAM” dal 1997, partecipa a mostre locali esplorando diverse tecniche artistiche: ritratti a matita, dipinti a olio, sculture in argilla e quadri in resina. Ha fondato una galleria d’arte e una scuola di cake design. Il quotidiano Il Giorno ha descritto via Napoli 37 come “la Montmartre di Melzo”. Attualmente, si dedica principalmente alla scrittura.

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