“Bingo Bongo” gentile e istruito

Un tempo, quando ero bambino e gli omosessuali si chiamavano finocchi, l’appellativo per i rari immigrati di pelle nera, quando andava bene era “bingo bongo”, poi con gli anni siamo passati a un più evoluto “stranieri” e infine siamo tornati abbondantemente indietro arrivando a chiamarli “invasori” o “immigrati clandestini”, ma ogni tanto anche “negri di merda”.

Bene, stamattina sono dovuto andare in ospedale (anche se sto bene) e ho parcheggiato nel multipiano lì accanto.
Sosta di mezzora che costa un euro (un euro vale per un’intera giornata), ma al ritorno mi sono accorto di aver perso il biglietto di ingresso al parcheggio.
Saltate a pie’ pari le casse automatiche sono andato verso l’auto, per vedere se il biglietto fosse rimasto lì.
Un signore gentile mi ha avvisato che prima di andare all’auto occorre pagare il parcheggio alle casse automatiche.
Gli ho risposto che lo sapevo, ma che dovevo andare un attimo alla macchina.

Sono tornato ancora senza biglietto e sempre lui mi ha indicato di nuovo che dovevo pagare alle casse; così gli ho detto che avevo perso il biglietto.

Allora mi ha indicato un pulsante verde sulla cassa che se digitato mette in contatto vocale con l’ufficio.

Premuto il pulsante, la voce di un operatore mi ha chiesto cosa desideravo.
Gli ho spiegato che avevo perso il biglietto e lui mi ha messo nella condizione di pagare un euro e ritirare un nuovo tagliando utile a uscire dal parcheggio.

Ma l’euro non lo avevo, perché nel frattempo avevo appoggiato il portamonete in auto. Così, siccome il display continuava a chiedermi un euro, mi sono rivolto al signore di prima chiedendo se ne avesse uno da prestarmi.
Lui senza pensarci due volte ha attinto alle sue mani e me ne ha dato uno al volo.

Così dopo aver pagato e ricevuto il secondo biglietto, potevo finalmente uscire dal parcheggio.
Naturalmente prima di farlo ho preso il borsellino e restituito al mio “benefattore” un paio di euro.

L’ho ringraziato e lui mi ha sorriso a trentadue denti offrendomi uno dei pacchetti di fazzolettini di carta che cercava di vendere vicino alle casse automatiche del parcheggio. Non l’ho preso e me ne sono andato contento.

Pietro Aretino
« Qui giace l'Aretin, poeta Tosco, che d'ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: "Non lo conosco"! » (Ironica epigrafe indirizzata all'Aretino da Paolo Giovio[1]) È conosciuto principalmente per alcuni suoi scritti dal contenuto considerato quanto mai licenzioso (almeno per l'epoca), fra cui i conosciutissimi Sonetti lussuriosi. Scrisse anche i Dubbi amorosi e opere di contenuto religioso, tese a farlo apprezzare nell'ambiente cardinalizio che a lungo frequentò.

2 COMMENTI

  1. dovrei commuovermi?
    Fatti un giro invece dove i “parcheggiatori” ti minacciano indirettamente dicendo: “io non te la controllo allora”…
    O dove dopo che hai rifiutato di dargli la moneta sputano per terra in segno di disprezzo…
    I miei genitori hanno lavorato una vita e fanno una vita di stenti e io devo mantenere gente che dalle guerre non arriva?
    Ma vai a cagare.
    Felice di essere diventato intollerante.

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