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Via Guido Monaco chiusa per una sera, Arezzo apre il processo del secolo

La deviazione per l’evento gastronomico e l’inaugurazione del nuovo bistrot divide gli aretini: c’è chi denuncia disagi e dubbi sul passaggio dei soccorsi e chi difende un’iniziativa capace di animare il centro. Gli atti, però, contano più delle insinuazioni

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Via Guido Monaco chiusa per una sera, Arezzo apre il processo del secolo

La deviazione per l’evento gastronomico e l’inaugurazione del nuovo bistrot divide gli aretini: c’è chi denuncia disagi e dubbi sul passaggio dei soccorsi e chi difende un’iniziativa capace di animare il centro. Gli atti, però, contano più delle insinuazioni

L’Ortica raccoglie dai social segnalazioni, testimonianze e discussioni che raccontano Arezzo e la sua provincia attraverso la voce dei cittadini. Riportiamo gli umori del territorio, verificando quando possibile i fatti segnalati, senza distribuire patenti di ragione o di torto.

Via Guido Monaco è stata chiusa al traffico mercoledì 26 agosto per ospitare “Assaggi d’autore”, manifestazione gastronomica con venti chef toscani, promossa da Italian Taste Lodovichi insieme alle associazioni di categoria e con il patrocinio del Comune.

L’evento, programmato dalle 20 alle 22.30, prevedeva un percorso dedicato alla cucina toscana e coincideva con l’inaugurazione del nuovo Lodovichi Bistrot. Una serata annunciata pubblicamente e autorizzata, dunque, non una tavolata comparsa abusivamente fra il primo e il dessert. The Gram Journal la descriveva come un festival aperto alla città, mentre altre presentazioni indicavano un accesso gratuito ma su invito.

Il giorno successivo, però, sul gruppo Facebook “Sei di Arezzo se…” è cominciato il vero evento cittadino: il campionato mondiale di botta e risposta.

Secondo l’autore anonimo della segnalazione, la strada sarebbe stata completamente sbarrata nonostante il provvedimento sulla viabilità prevedesse il passaggio dei mezzi di soccorso. Nel post si parla anche di possibili ritardi e criticità per le ambulanze, accompagnando la contestazione con l’insinuazione che la chiusura fosse stata favorita dall’identità dei richiedenti.

Quest’ultima accusa, al momento, non è sostenuta da elementi verificabili e non può essere presentata come un fatto.

Anche l’impossibilità concreta per le ambulanze di attraversare il tratto resta una testimonianza social da verificare. L’autorizzazione dell’evento è certa; un eventuale mancato rispetto delle prescrizioni operative, invece, dovrebbe essere confermato dalla Polizia municipale, dalla Misericordia o dagli altri servizi di emergenza coinvolti.

Ed è proprio qui che finisce il borbottìo e dovrebbe cominciare l’informazione: l’ordinanza può stabilire un corridoio per i soccorsi, ma per capire se quel corridoio fosse davvero praticabile servono risposte ufficiali, non l’esame autoptico dei commenti Facebook.

La replica degli organizzatori

Nel dibattito è intervenuta Allegra Lodovichi, spiegando che “Assaggi d’autore” era stato organizzato per celebrare le eccellenze del territorio e coinvolgere la città, oltre che per inaugurare il nuovo bistrot.

Ha ricordato la collaborazione con Comune, Confcommercio, tecnici e ingegneri e ha difeso l’utilità di iniziative capaci di portare persone e attività in via Guido Monaco. La chiusura di una strada per una sera, secondo gli organizzatori, rappresenterebbe un disagio limitato rispetto ai benefici per una zona bisognosa di rilancio.

Sul principio è difficile darle torto: se ad Arezzo apre un’attività, investe, assume e porta gente in centro, la reazione più intelligente non dovrebbe essere organizzare subito il funerale della viabilità.

Questo non significa, però, che ogni domanda diventi automaticamente invidia. Chiedere se la segnaletica fosse sufficiente, quali deviazioni fossero state predisposte e come fosse garantito il passaggio dei soccorsi è legittimo. Suggerire favoritismi senza prove lo è assai meno.

La città delle due corsie

La discussione si è divisa rapidamente nelle consuete due carreggiate aretine.

Da una parte: “Vergogna, strada principale chiusa, dove passano le ambulanze?”. Dall’altra: “Fate il giro, saranno due minuti, non vi sta bene mai nulla”.

Nel mezzo è rimasto il solito spazio vuoto dove dovrebbe transitare il buon senso.

Un cittadino ha raccontato di aver rinunciato a un acquisto in centro per paura di non riuscire a uscire dalla Ztl entro l’orario previsto. Altri hanno sostenuto che gli avvisi fossero insufficienti. Diversi partecipanti, invece, hanno descritto una manifestazione ben riuscita, con molta gente in strada e una gestione dei soccorsi già programmata.

Tre versioni diverse della stessa sera: quella di chi ha trovato una transenna, quella di chi ha trovato un piatto e quella di chi ha trovato finalmente qualcosa su cui leticare.

La conclusione, per ora, è semplice: la manifestazione era autorizzata e non risulta un evento privato organizzato di nascosto. Resta invece da chiarire se la viabilità sia stata gestita esattamente secondo le prescrizioni e se i percorsi alternativi siano stati comunicati in maniera adeguata.

Perché chiudere una strada per animare il centro può essere una scelta sensata. Chiuderla male sarebbe un problema. Gridare al privilegio senza portare prove, invece, è soltanto il consueto antipasto social: costa poco, si serve freddo e non sazia nessuno.

Credito: Foto tratta dal post Facebook pubblicato nel gruppo “Sei di Arezzo se…”

Questo articolo usa l’ironia per commentare fatti reali. Le affermazioni riguardanti eventuali impedimenti ai mezzi di soccorso e presunti favoritismi provengono da segnalazioni e discussioni social e non risultano, allo stato, confermate da fonti ufficiali.

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Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni
Gianni Bufaloni (nato il 1° aprile di un anno imprecisato, perché gli piace mantenere un alone di mistero) è un giornalista, scrittore e debunker di professione, noto per il suo acume nel smontare bufale e teorie del complotto con una buona dose di ironia. Cresciuto tra vecchie macchine da scrivere, giornali ingialliti e discussioni animate al bar, sviluppa fin da giovane un'insana passione per la verità… e per il caffè corretto. Dopo una laurea mai del tutto confermata in Giornalismo Investigativo presso l'Università della Vita e un master in Sarcasmo Applicato, si dedica alla sua missione: scovare fandonie, ridicolizzare fake news e dare il tormento ai complottisti più fantasiosi. Ha collaborato con testate inesistenti come Il Giornale delle Bufale, La Verità (Quella Vera) e Fact-Checker’s Monthly, oltre a essere autore del bestseller immaginario "La Terra è rotonda e altre scomode verità". Attualmente vive tra la redazione e i social, dove smonta quotidianamente le teorie più assurde con il suo motto: "Una bufala al giorno toglie il neurone di torno". Se lo cercate, probabilmente sta battibeccando con qualche utente convinto che gli Illuminati controllino il meteo.
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